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I neuroni a specchio nel cervello dei roditori La scoperta di Unife

I neuroni a specchio nel cervello dei roditori La scoperta di Unife

Possibilità ora di progredire nella ricerca del sistema nervoso e comprendere meglio patologie come autismo e schizofrenia

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Un team del Center for Translational Neurophysiology of Speech and Communication dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Ctnsc - Iit Ferrara) in collaborazione con l’Università di Ferrara (Unife), coordinato da Luciano Fadiga, Direttore del centro Iit di Ferrara e professore ordinario di Fisiologia, ha recentemente pubblicato, sulla rivista scientifica internazionale Current Biology, un lavoro che dimostra la presenza di neuroni a specchio anche nei roditori. Questa scoperta apre la strada a una migliore comprensione del funzionamento dell’attivazione di tali neuroni nei processi cognitivi e nello sviluppo del sistema nervoso anche nell’essere umano. I neuroni a specchio sono neuroni motori scoperti tra gli anni 80 e 90, che si attivano non solo quando viene compiuta un’azione, ma anche quando un soggetto osserva lo svolgimento di una simile azione da parte di un altro individuo. Fino ad oggi erano stati identificati nei primati, tra i quali l’essere umano, e negli uccelli, ma grazie al lavoro dei ricercatori guidati da Fadiga, già componente del team cui si deve la scoperta iniziale dei neuroni a specchio, sono ora stati individuati anche nei roditori.

Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori hanno insegnato un compito legato al raggiungimento e alla manipolazione del cibo da parte del comune ratto da laboratorio. In seguito, hanno registrato, mediante videocamere all’infrarosso, tecniche di microelettrocorticografia e di misura dell’attività intracorticale su singolo neurone, cosa succedeva negli animali che svolgevano l’azione e in quelli che la osservavano soltanto. Il team di IIT e Unife ha così identificato nel lobo frontale della corteccia motoria del ratto i neuroni a specchio, similarmente a quanto era stato osservato negli anni 80-90 nell’uomo, nei macachi e negli uccelli.

«Questa scoperta ci offre la possibilità di progredire molto velocemente nello studio di questo tipo di neuroni - afferma Luciano Fadiga - una maggiore comprensione del loro funzionamento potrebbe fornire elementi sui processi di apprendimento e di sviluppo del sistema nervoso anche negli esseri umani aiutandoci così a comprendere meglio tutte quelle patologie che prevedono carenze cognitive o che presentano alterazioni nel campo dell’interazione sociale come l’autismo o la schizofrenia», conclude Fadiga.

Grazie al modello murino, questa scoperta consentirà di studiare molto più efficacemente aspetti come la plasticità e lo sviluppo del sistema nervoso con importanti ricadute anche nel campo della riabilitazione, ambito nel quale il centro IIT di Ferrara sta già conducendo attività di ricerca clinica.

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