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Sessanta negozi chiusi «Interventi strutturali»

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Da una parte le saracinesche abbassate su sessanta negozi e pubblici esercizi nelle principali strade commerciali del centro, frutto di mancate riaperture post Covid che si sommano a chiusure annose. Dall’altra l’attivismo del Comune sul fronte dell’animazione della città, testimoniato anche dalle fresche candidature ai fondi della legge regionale 41, per 80mila euro su due anni, per promuovere eccellenze gastronomiche, la videomapping del Natale, le strade commerciali e la riprogettazione di piazza Travaglio. Due facce della crisi dei negozi in centro, per i quali è forse necessario passare ad altre forme di sostegno. «Ci abbiamo provato ad intervenire, ad esempio, sugli affitti, che sono un peso ormai insostenibile per tanti negozianti ferraresi - racconta Alessandro Osti, direttore di Confesercenti - Assieme ai piccoli proprietari e con l’aiuto della Camera di commercio avevamo messo a punto un contratto innovativo, con una parte fissa ed una variabile legata al fatturato. L’Agenzia delle entrate ce lo ha bocciato, per problemi in fase di registrazione. Il Comune è proprietario di pochi negozi e per il resto può fare solo moral suasion per calmierare i canoni».

Secondo Osti per fermare la deriva del centro, «è disastrosa, lo vedono tutti», servono interventi strutturali e dal livello più alto: «Se i negozi di vicinato sono un valore, vanno preservati di fronte alla grande distribuzione e all’e-commerce. Contiamo nella Regione ma serve ormai un tavolo nazionale».

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