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chiusura del cracking di marghera 

La Cisl: serve un tavolo per la chimica ferrarese

Stefano Ciervo
La Cisl: serve un tavolo per la chimica ferrarese

Per la Femca bisogna concentrarsi su garanzie e investimenti per il petrolchimico I chimici Cgil puntano invece a difendere le sinergie con gli impianti veneziani

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Un tavolo provinciale per la chimica, nella prospettiva della chiusura del cracking di Porto Marghera. È questa la posizione espressa dopo il vertice all ministero della scorsa settimana, a livello nazionale e locale, dalla Femca Cisl, che si differenzia in particolare da quella dei chimici Cgil proprio sulla pregiudiziale alla chiusura dell’impianto di produzione delle materie prime indispensabili per Ferrara (e anche Mantova), tra l’altro confermata da Versalis per marzo 2022 nonostante le richieste sindacali di slittare almeno a settembre.

scontato

La posizione delle Rsu Femca di Marghera e dei chimici nazionali Cisl hanno in comune l’assunto che la decisione di chiudere il cracking sia ormai presa. «Pretendiamo garanzie di salvaguardia dei cicli produttivi integrati degli altri siti quindi c’interessa che Ravenna, Ferrara e Mantova non debbano avere nessuna criticità rispetto alla scelta aziendale di fermare il cracking» si legge nella nota della Femca nazionale, mentre i lagunari sottolineavano che per tenere in vita l’impianto servirebbe un maxi-investimento di 500 milioni da parte di Versalis. A livello locale, il segretario provinciale Luigi Baiano aggiunge che «è doveroso discutere a 360° di tutti gli aspetti legati alla vicenda, approfondendo la situazione del petrolchimico di Ferrara, fermo restando quanto ha scritto la nostra segreteria nazionale». «Il viceministro ha accolto la proposta della Femca di aprire comunque tavoli locali di confronto per verificare e monitorare la consistenza e le modalità di attuazione del piano» è appunto la conclusione della nota nazionale.

La differenza di strategia con la Filctem Cgil è ormai palese, anche per come è stata ribadita nella nota post-ministero.

Niente riciclo

Per i chimici della Camera del lavoro, infatti, bisogna «partire dall’evidenza che la salvaguardia del cracking non è solo a garanzia del mantenimento delle produzioni tradizionali da fonti fossili, ma che guarda anche e soprattutto ad una prospettiva di transizione concreta, reale, verso produzioni meno impattanti sull’ambiente. Il cracking è l’impianto indispensabile per completare in maniera circolare il riciclo chimico delle plastiche e trasformare rottami e rifiuti, altrimenti destinati alle discariche, nei propri costituenti originari, etilene e propilene, per poi produrre nuovamente materiali plastici». Versalis, insiste la Filctem Cgil, «sostiene la necessità di sviluppare il riciclo chimico ma decide la chiusura dell’impianto indispensabile per realizzarlo... davvero incomprensibile».

Insomma, per la Cgil tenere aperto il cracking lagunare è la base per la transizione verso produzioni di plastiche green, in grado di assicurare un futuro anche a Ferrara; la Cisl invece invita a concentrarsi sul mantenimento delle condizioni produttive e degli investimenti in essere a piazzale Donegani, cercando semmai di dilazionare il più possibile la chiusura.

Conterà molto, alla fine, la posizione del ministero, che secondo Filctem «ha posto in evidenza come dal cracking di Marghera “dipenda la competitività delle produzioni localizzate a Ferrara, Mantova, Ravenna”».

Stefano Ciervo

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