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Famiglie dispersi in guerra L’associazione dice basta

Davide Bonesi
Famiglie dispersi in guerra L’associazione dice basta

Dopo un secolo di iniziative il consiglio direttivo ha comunicato la cessazione dell’attività «Siamo pochi, vecchi e con problemi di sede, anche economici: è impossibile proseguire» 

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Davide Bonesi

Vuoi l’età che avanza troppo veloce, vuoi il minor numero di persone disposte ad aiutare, vuoi inevitabilmente i problemi connessi ai lavori alla Casa della Patria. O vuoi questi tre fattori messi assieme, in questi giorni il consiglio dell’associazione famiglie caduti e dispersi in guerra di Ferrara ha deciso ufficialmente di chiudere la propria attività, con tanto di comunicazione già inviata alla sede centrale a Roma.

Una decisione quantomai sofferta ma inevitabile, come ci conferma il colonnello Ferdinando Marchesi: «I soci effettivi sono ormai pochi - ci ha detto - e tutti avanti con l’età, io a 82 anni sono uno fra i più giovani... Ci siamo tutti trovati d’accordo nel chiudere l’attività, arriviamo a fine 2021 e poi stop. E attenzione, non è solo questione di persone e di sede, ma anche economica, perché le spese rimangono a fronte di nessuna entrata nelle nostre casse».

LUNGA STORIA

Certo, non dev’essere semplice chiudere una storia lunga un secolo e Ferrara quando le donne dei caduti si unirono per creare un’associazione ebbe un ruolo determinante. E di certo resta il grande cruccio della sede alla Casa della Patria, con i problemi derivati dallo spostamento lì del Museo del Risorgimento e della Resistenza, stringendo gli spazi per le associazioni storiche presenti: «E noi fra i combattenti e reduci siamo tra i pochi che avevano diritto di stare lì, perché ricordiamo che il lascito della famiglia di Pico Cavalieri parlava chiaro e diceva che dovevamo star lì gratis...».

L’associazione famiglie caduti e dispersi in guerra in cento anni di cose ne ha fatte tante, quelle indubbiamente che resteranno sono le ricerche di ferraresi dispersi nelle due guerre mondiali (gran parte del merito va a Gian Paolo Bertelli), che hanno portato spesso a scrivere bellissime pagine di storia, sconosciute ai familiari. «Il nostro lavoro non andrà perso. Appena saputa la situazione abbiamo deciso di lasciare i nostri libri all’Archivio di Stato di Ferrara, mentre al Comune andranno i nostri cimeli», dice Marchesi.

La decisione di interrompere l’attività associativa arriva in un 2021 funestato da gravi perdite per questa associazione, dalla morte in febbraio dell’emerito presidente Mario Morsiani, a quella lo scorso maggio nel Parmense di Maria Zarotti, storica segretaria dell’associazione. «Tutte le associazioni d’arma e combattentistiche stanno nella nostra situazione, senza aiuti e nuovi soci è difficile andare avanti».

Ma a pochi mesi dalla fine della secolare associazione, i componenti hanno l’ultimo desiderio: un intervento di sistemazione (che si presenta urgente) per rimettere a nuovo il Lapidarium di Ferrara, edificato nel 1924 all’interno di Santa Maria in Vado.

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