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Eni vende metà turbogas I sindacati in allarme

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Eni mette sul mercato il 49% delle azioni di Enipower, che controlla tra le altre la centrale turbogas Sef di Ferrara, e i sindacati lanciano subito l’allarme, trattando l’evento come un “secondo indizio”. «È ormai evidente che del futuro industriale di questo paese e Eni interessa poco o nulla – scrivono le Rsu Sef, Filctem, Femca e Uiltec territoriali – Dopo l’annuncio di voler chiudere l’impianto cracking di Porto Marghera, è arrivata a mezzo stampa questa notizia. Una scelta incomprensibile visti i numeri e i valori economici generati dall’azienda. Con rammarico non ci resta che constatare come sia sempre più chiara e lampante la necessità di Eni di fare solo cassa, in spregio al proprio ruolo storico di traino per l’economia e le politiche di sviluppo del Paese». Le sigle dei chimici ricordano tra l’altro il protocollo di relazioni sindacali firmato un anno fa, e che l’impianto ferrarese è già compartecipato (al 49% dalla multinazionale svizzera dell’energia Axpo International), quindi «una eventuale diluizione del ruolo di Eni metterebbe in luce un’ulteriore debolezza non solo della centrale di stabilimento ma di tutto il “fabbricone” già attaccato dall’incertezza sulle forniture di monomeri dal Veneto». I sindacati concludono chiedendo «un cambio di passo del governo e delle istituzioni, che non possono più fare finta di non avere un ruolo di controllo sulla gestione e l’operato di Eni».

Lo sconcerto dei rappresentanti dei lavoratori può essere giustificato dai bilanci della turbogas, che macina utili con i suoi 845 Mw di energia elettrica potenzialmente disponibili. In realtà nel 2020 l’impianto è stato utilizzato al 40%, a causa della pandemia e di un grosso guasto al trasformatore, ma è stato sufficiente a spuntare un utile netto di 7 milioni di euro, pure in calo rispetto ai 9 del 2019. Nel primo trimestre 2021 è previsto il completamento della riparazione del trasformatore del Gruppo 2. Bisogna ricordare che in questi anni il prezzo della materia prima è stato compresso da quello del petrolio, il cui forte rialzo andrà presumibilmente a incidere sui margini futuri. Difficile pesare l’impatto sullo stabilimento di una vendita di quote Eni, in quanto il colosso dell’energia da anni acquista direttamente da Sef l’intera produzione di Ferrara. Nei prossimi anni, c’è scritto nella relazione al bilancio 2020, sarebbe previsto il potenziamento della rete elettrica interna che «aumenterà l’affidabilità e consentirà alla società di rendere disponibile capacità aggiuntiva all’interno del sito industriale». Sull’impianto lavorano 68 addetti.

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