La Nuova Ferrara

Ferrara

Antonioni, il legame eterno con Ferrara La nipote: la scelta della Certosa

Micaela Torboli
Antonioni, il legame eterno con Ferrara La nipote: la scelta della Certosa

Il regista era nato esattamente 109 anni fa. «Ha voluto essere sepolto vicino ai genitori e al fratello, rifiutando Roma» 

3 MINUTI DI LETTURA





L’intervista

In letteratura il “flusso di coscienza” è il libero snocciolarsi dei pensieri in una narrazione quasi senza punteggiatura. Elisabetta Antonioni Pedriali, depositaria delle memorie di famiglia, narrando la storia della tomba nella Certosa di Ferrara dove riposa suo zio Michelangelo Antonioni (sarebbe inutile specificare chi e cosa egli abbia rappresentato per la cultura del '900), lascia fluire i suoi ricordi quasi senza soluzione di continuità.

Michelangelo Antonioni, una lunga vita ben spesa. Ed un pensiero costante agli amati genitori sepolti a Ferrara: li avrebbe mai raggiunti nello stesso luogo?

«Michelangelo nacque a Ferrara da Ismaele ed Elisabetta Alfonsina Maria Roncagli, il 29 settembre 1912 (oggi sono 109 anni). Aveva un fratello maggiore, mio padre Carlo Alberto. Anche nei lunghi anni lontano da Ferrara, a Roma soprattutto, Michelangelo rimase in affettuoso contatto con la famiglia. In città restava la tomba terragna degli Antonioni, presso il Gran Claustro della Certosa: accoglieva i genitori di Michelangelo, la zia materna ed alcune parenti nubili. Per anni egli si disinteressò davanti alle richieste dei congiunti di manifestare le proprie intenzioni riguardo le sue volontà estreme sull'argomento tomba, forse il pensiero gli era di difficile elaborazione».

Ma quando fu colpito da un ictus la questione venne a galla.

«Fu poco prima del Natale del 1985 (la notizia uscì nel febbraio seguente), e il fatto innescò in lui una meditazione nuova sul suo destino finale, che decise fosse quello di tornare alla terra natia in eterno. Perciò volle una tomba a Ferrara. Roma, e chi su Roma gravitava, tentò di fargli cambiare idea, ma mio zio mantenne ferma la sua scelta. Purtroppo la sepoltura degli Antonioni, già aperta per essere ispezionata in seguito alla morte di mio padre Carlo Alberto, si era rivelata in condizioni irrecuperabili, colma d’acqua. Due anni prima di morire (mancò a Roma allo scadere del luglio 2007), mentre eravamo in visita in Certosa, mio zio mi fece promettere solennemente, “solus ad solam”, di farlo seppellire accanto ai genitori ed al fratello. Anche se parlava a stento, si fece capire, stringendomi poi il braccio con una forza tale da farmi sobbalzare, in modo che quel momento mi rimanesse impresso».

Ferrara sconfisse Roma. Le radici erano profonde.

«Senza dubbio. Per soddisfare la sua richiesta si cercò quindi un sito nuovo in Certosa, adatto ad una degna collocazione della tomba. Contattai la segreteria del sindaco di Ferrara (al tempo era Gaetano Sateriale) che propose una edicola in disuso dell'Area Nuova Nord-Est. Un attento restauro, durato un anno e mezzo, rese più che adeguata la piccola e sobria costruzione. Almeno a mio parere: temevo il giudizio di mio zio, che aveva un senso estetico spiccatissimo, essendo un artista in ogni aspetto della sua esistenza. Quando gli telefonai per annunciare la fine dei lavori, volle subito partire per Ferrara, e vederla».

Fu un momento emozionante?

«Certo. Ma andò tutto bene, con mio enorme sollievo. Apprezzò molto la tomba, e riuscì anche a pronunciare un «Bella!» in modo assolutamente comprensibile, malgrado i problemi di afasia, tipici dell'ictus, che limitavano la sua possibilità di parlare».

Vien da pensare che Antonioni si concentrasse sul suo privato quando, nel 2004, girò un intenso cortometraggio dedicato alla tomba di papa Giulio II in San Pietro in Vincoli di Roma, ed al Mosè che ne fa parte, opere del Buonarroti, un altro grande Michelangelo (ma si firmava Michelagniolo, anche se a noi suona male): un monumento dalla storia travagliata, che lo scultore definì «la tragedia della sepoltura». Tutto all’opposto della tomba ferrarese. Si, la sintonia tra di noi evitò disguidi e produsse un risultato soddisfacente. La morte corporale di mio zio non era lontana. Giunse alla fine del luglio 2007, a Roma. Chiese di non essere cremato. I resti dei genitori, del fratello e della nuora Alda gli stanno a fianco.

Le cronache scrissero dei solenni funerali in San Giorgio, la chiesa dove era stato battezzato. Malgrado il dolore, mi restò impresso lo stupore degli addetti delle pompe funebri che avevano accompagnato il feretro da Roma, davanti alla bellezza ineguagliabile e alla pace sovrumana della Certosa di Ferrara.

Micaela Torboli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google