La Nuova Ferrara

Ferrara

bosco mesola  

Nell’omicidio Minguzzi ora spuntano le minacce

Nell’omicidio Minguzzi ora spuntano le minacce

2 MINUTI DI LETTURA





Bosco Mesola. Ha scoperto che dietro le lettere anonime contenenti indizi sul suo possibile coinvolgimento nell’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, c’era la mano dell’ex socio in affari. Così gli ha scritto: «Hai fatto una cazzata, trovati un avvocato». Alfredo Tarroni, l’idraulico di Alfonsine accusato insieme agli ex militari della locale stazione dei carabinieri, Angelo Del Dotto e Orazio Tasca, di avere ucciso nel 1987 il carabiniere di leva di 21 anni, dopo averlo rapito e chiedendo alla famiglia un riscatto di 300 milioni di lire, dovrà affrontare un nuovo processo per minacce. Il risvolto, rimasto finora inedito, è emerso nel corso del processo in Corte d’Assise, avviato per fare luce sul caso avvenuto 34 anni fa. Ne ha parlato direttamente in aula l’ex socio dell’imputato, l’86enne Enzo Ancarani, che dopo avere ricevuto quel messaggio dal tono intimidatorio ha sporto denuncia. Ieri ha raccontato che cosa lo portò, nel 2018, a scrivere ai familiari della vittima e alla stampa. Tutto nacque quando Tarroni fu arrestato insieme a Tasca e a Del Dotto il mese successivo al ritrovamento del corpo di Minguzzi, per la tentata estorsione ai danni della famiglia Contarini culminata con la morte dell’appuntato Sebastiano Vetrano (fatti per i quali i tre hanno scontato condanne tra i 22 e i 25 anni). La società “Termosanitaria” andò in liquidazione, e l’auto aziendale, una Golf nera al tempo utilizzata da Tarroni e dalla compagna, rimase a lui. «La portai in carrozzeria e trovai nel cruscotto la ricevuta del parcheggio di un garage di San Giuseppe». Data e località del tagliando lo colpirono: «Ci rimasi». Risaliva infatti al periodo del sequestro, tagliando emesso da un’autofficina tuttora esistente nei pressi di un motel che distava pochi chilometri dal punto in cui fu ritrovato il corpo del povero Minguzzi. Non disse nulla all’epoca. Il biglietto – «di colore verde» ha ricordato – lo buttò. Ma quando nel 2018 venne a sapere dai giornali della riapertura del caso «scrissi due lettere anonime».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google