«Abbiamo salvato il Paese due volte Ora riapriamo tutto»
Matteo Renzi accolto ieri sera al Nuovo da 150 persone E prima ha detto la sua su Covid, Quirinale, Lucano, alleanze
Qualcuno gli ha chiesto un selfie, una signora l’ha fermato per ringraziarlo «di tutto quello che ha fatto», e Giorgio Dall’Acqua, presidente della Provincia di Ferrara quando lui guidava quella di Firenze, è andato a salutarlo fuori dal Nuovo. Matteo Renzi ha trovato questi ferraresi ad attenderlo, ieri sera, più circa 150 spettatori alla presentazione del suo libro, in teatro. Molte cose però le aveva già dette.
Ieri mattina c’erano code di tre ore per i biglietti del Festival Internazionale. C’è voglia di tornare agli eventi in presenza, ma la normalità è ancora lontana. Quanto bisogna spingere sulle riaperture? Mi faccia un esempio.
«Dobbiamo ripartire al 100% tutto. Se stabilisci la regola del Green pass – e io sono molto favorevole al Green pass – devi essere conseguente. Che senso ha non riaprire al 100% cultura, teatri, musei, università, stadi? E ovviamente per me devono riaprire anche le discoteche e i luoghi di aggregazione. Il successo di Internazionale e di altri appuntamenti culturali dimostra anche che la cultura, l’educazione, la libera informazione non sono il passato dell’Italia ma il suo futuro. Sento aria di ripartenza e mi sembra bellissimo».
Anche a Ferrara si fanno flash mob per Mimmo Lucano. Che idea si è fatto negli anni del “modello Riace” di accoglienza? La sentenza dei giorni scorsi le ha fatto cambiare idea?
«È una vicenda che fatico a comprendere. Ma non essendo io il magistrato posso solo invitare tutti – giornalisti e politici per primi – ad aspettare le sentenze definitive. Abbiamo avuto coi Cinque Stelle e con la Lega una ubriacatura di giustizialismo. Ma adesso finalmente si capisce che dobbiamo tornare al garantismo che poi è semplicemente il rispetto della Costituzione quando afferma che tutti i cittadini sono innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Vale per tutti, anche per Mimmo Lucano»
Alle Comunali ci sono state divisioni anche nel centrodestra: l’alleanza a tre è destinata a finire e come?
«Sarei prudente rispetto a chi intona prematuri de profundis. Ma certo è che uno degli effetti di Draghi premier è quello di aver fatto scoppiare le contraddizioni di entrambi gli schieramenti. A destra dovranno decidere se fare i popolari europei e europeisti o rincorrere il sovranismo nero di Giorgia Meloni. Mentre decidono che cosa fare da grandi noi aiutiamo il Governo e restituire speranza alle imprese e ai lavoratori, facendo così che è giusto per il Paese e non ciò che è utile per i sondaggi. Non è passato nemmeno un anno da quando abbiamo provocato il cambio tra Conte e Draghi e mi sembra passata un’era geologica. Quanto è diverso il paese di Draghi e Figliuolo rispetto a quello di Casalino e Arcuri».
Pare che Mattarella stia cercando casa in vista del trasloco dal Quirinale: in caso non cambiasse idea, è realistico/auspicabile che il successore venga trovato dal perimetro dell’attuale maggioranza di governo?
«L’attuale maggioranza è molto ampia, dunque è probabile che ciò accada. Ma non dimentichiamo che storicamente si cerca sempre di includere l’opposizione nella votazione del Capo dello Stato. Ma nonostante le frenesie di pochi, il tema non è ancora all’ordine del giorno. Per adesso godiamoci il presidente Mattarella e la sua serietà. Siamo molto fieri di aver contribuito a eleggerlo nel 2015».
Italia Viva non è mai decollata nei consensi: rifarebbe tutto quello che ha fatto negli ultimi anni?
«Chi guarda ai sondaggi deve ammettere che Italia Viva non è decollata. Chi guarda alla politica deve ammettere che è vero esattamente il contrario: abbiamo salvato il Paese due volte. La prima mandando a casa Salvini che chiedeva i pieni poteri dal Papeete chiamando elezioni politiche anticipate su cui aveva già l’accordo (sciagurato) anche di molta parte del Pd. La seconda mandando a casa Conte per il quale il Pd voleva immolarsi e portando un leader autorevole come Draghi. Se fossimo rimasti nel Pd non avremmo potuto salvare l’Italia. Dunque rifarei quello che abbiamo fatto, pensando all’Italia e non a noi stessi. Il consenso deve arrivare alle elezioni, non nei sondaggi: e per farlo lavoreremo sodo nei prossimi mesi. Ma Italia Viva ha salvato il Paese, piaccia o non piaccia ai sondaggisti».
Stefano Ciervo
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