L'ambiente, la politica e noi
Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara
Potremmo avere un’estate infinita. Detta così, una meraviglia. Il punto è che non si ragiona di Caraibi ma di Europa, di Italia. Potremmo avere, in un futuro, non si sa quanto prossimo, svariati mesi in più di ondate di calore. Con buona pace dei malati di tintarella, non sarebbe un bene. Sarebbe solo il segno della natura che ci si rivolta contro, restituendoci i cazzotti che gli abbiamo mollato per secoli, con un vigore particolare negli ultimi cento anni.
Oggi si vota. Sono elezioni che non decideranno le sorti del pianeta ma quelle di centinaia di Comuni. Molti di questi piccolissimi, e magari senza neppure servizi primari come un ufficio postale. È normale quindi che le campagne elettorali siano dominate da problemi di quartiere, sicurezza e infrastrutture. Ma siccome le rivoluzioni partono sempre dal basso è auspicabile che, presto, anche nell’agenda della politica locale compaia con forza il tema dell’ambiente. Non acchiappa voti? Può darsi, anche se non credo convenga metterci la mano sul fuoco. Viviamo in tempi di fenomeni sempre più estremi.
Abbiamo ghiacciai che si sciolgono, mari settentrionali popolati da specie tropicali, aree sempre più desertificate. E per vedere gli effetti di un ambiente preso a pallate non serve andare lontano, basta spesso restare in casa nostra. Ha detto bene il presidente del Consiglio, Mario Draghi, due giorni fa: «La transizione ecologica non è una scelta, è una necessità». Resta da vedere se agli annunci seguiranno le azioni. Dobbiamo comunque recitare un mea culpa: la politica per decenni è stata sì immobile, ma noi ci abbiamo messo del nostro. C’è una foto che su questo dice tutto: nel 2017, al concorso Wildlife Photographer of the year, Justin Hoffman presentò lo scatto di un cavalluccio marino intento a trascinare un cotton fioc in fondo al mare. Certo, la politica deve muoversi. Ma anche noi.
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