La crisi degli allevamenti da latte «Costi alle stelle, siamo soffocati»
Le alte temperature tenute sotto controllo grazie agli investimenti I rincari di mais e soia “costano” 5 cent al litro, l’elettricità fa il resto
il report
Il settore lattiero caseario affronta una profonda crisi. Sul tema interviene Lorenzo Scalabrin, presidente della sezione zootecnica di Confagricoltura Ferrara e co-titolare della società agricola e zootecnica “Mascherina” che conta 150 ettari di terreno coltivato a cereali e un importante allevamento di bovini da latte di circa 400 capi di bestiame. La società agricola Scalabrin, associata a Confagricoltura, da 70 anni produce anche latte e formaggi di alta qualità, un’importante realtà ubicata a Portomaggiore alla quale, in occasione della recente Fiera, il Comune ha scelto di assegnare il premio “Impresa Agricola Locale 2021”, per essersi particolarmente distinta per professionalità e competenza in ambito territoriale e non solo. «Siamo in mezzo a una crescita impressionante dei prezzi gestionali – afferma Scalabrin – derivante dal rincaro dei costi produttivi del latte che l’allevatore non riesce più a sostenere. È allarme per i mangimi, con rincari frutto dell’aumento del prezzo del mais e di quello ancora superiore della soia. Prezzi che per noi allevatori di bovini da latte significano un aumento di circa 5 centesimi al litro del costo di produzione. Ai costi delle materie prime impiegate nell’alimentazione del bestiame, si aggiungono l’aumento senza precedenti del costo dell’energia elettrica e quello dei fertilizzanti, materie d’importazione sulle quali gli agricoltori non riescono ad ottenere alcuna riduzione; tutto ciò incide pesantemente sulla redditività e tenuta degli allevamenti».
Nonostante l’estate appena trascorsa sia stata caratterizzata da caldo estremo e perdurante, in genere le aziende ferraresi non hanno riscontrato grossi problemi, grazie agli investimenti sostenuti negli anni. «Abbiamo prodotti che garantiscono requisiti ben più elevati dei già stringenti obblighi di legge in termini qualitativi, di benessere animale e di sostenibilità, tutte caratteristiche garantite dall’allevatore che però non beneficia di alcun plus e che dunque si trova schiacciato tra costi incomprimibili e bassa remuneratività del latte - conclude allevatore - Dalle materie prime per l’alimentazione animale, al latte e ai suoi derivati, tutto è tracciato lungo l’intera filiera, con costanti controlli sanitari nel rispetto di rigide normative; gli allevamenti italiani hanno ridotto del 40% le emissioni del principale gas serra per la zootecnia. Purtroppo gli allevatori che hanno investito molto non vedono ripagati gli sforzi fatti; permane infatti un’inadeguata redistribuzione del prezzo del prodotto lungo la filiera».
A.T.
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