La protesta dell’Isit «Se non ci ascoltano a farlo sarà il Tar»
Ieri mattina mobilitazione all’ingresso per ottenere più spazi Le parole d’ordine: «Diritto allo studio, salute e sicurezza»
CENTO. «Se non otterremo riscontro da Provincia, Regione e Ufficio scolastico, siamo pronti a rivolgerci al Tar. Diritto allo studio, tutela della salute, sicurezza giocano a nostro favore».
Erano in tanti ieri mattina alla protesta promossa dal Comitato genitori dell’Isit Bassi Burgatti contro la mancanza di spazi scolastici e la decisione della Provincia di negare ai ragazzi l’utilizzo della nuova palestra. Non solo i genitori degli studenti, ma anche molti cittadini, hanno sottoscritto la petizione del comitato.
le richieste
«A luglio – ha ricordato il presidente del consiglio d’istituto Fabio Goretti – abbiamo scritto alla Provincia per chiedere che rivedesse la decisione e che assegnasse al Bassi Burgatti tutte le aule della succursale e la nuova palestra costruita nel cortile. Così si sarebbe potuto evitare che, ogni settimana, 814 studenti dell’Isit si dovessero spostare per recarsi alla palestra della Giovannina che i 700 studenti delle Taddia potrebbero raggiungere percorrendo solo 60 metri in più. A fronte del diritto degli studenti di frequentare le lezioni in ambienti appropriati e svolgere i progetti in spazi accoglienti e sicuri, chiediamo vengano concesse tutti gli 11 ambienti della succursale. Cinque aule che erano vuote sono state concesse già lo scorso anno; ne rimangono 6, di cui solo tre utilizzate dal liceo Cevolani. Sei aule in più – ha rimarcato Goretti – rappresenterebbero una prima importante risposta alla carenza di spazi dell’Isit che conta 71 classi a fronte di 58 aule disponibili, e con gli studenti che turnano già da anni per frequentare le lezioni».
Nei giorni scorsi la risposta della Provincia non ha soddisfatto il comitato: «Non traspare alcuna intenzione di rivedere la scelta ma solo un accenno alla disponibilità ad incontrarci. Così abbiamo scritto all’Ufficio scolastico regionale e provinciale, al prefetto e al sindaco per rinnovare la richiesta di una conferenza di servizio con gli attori della questione. Ad oggi, nessuna risposta. Ora stiamo raccogliendo le firme: 500 raccolte on line e oltre 300 solo stamattina. Siamo pronti a dare battaglia. L’Isit Bassi Burgatti è un istituto di elevata qualità, merita di essere valorizzato», ha chiuso Goretti.
LA DIRIGENTE
Ieri c’era anche la dirigente Anna Maria Barone Freddo: «Prima questione che scalda i genitori, quella della nuova palestra. Sono 10 anni che l’attendiamo, ma la Provincia ha deciso di darla alle Taddia. Questo costringe oltre 800 dei nostri ragazzi a spostarsi alla Giovannina, attraverso un percorso alternativo tra campi privati e coltivati che, come ho segnalato, dovrei fargli fare senza alcuna autorizzazione. Tutti i ragazzi hanno diritto di fare educazione motoria, ma ritengo questa scelta sia non solo irrazionale e del tutto irragionevole, ma anche iniqua nei confronti dell’Isit, che continua a crescere dal punto di vista delle iscrizioni. A rischio, 1.500 studenti che dovranno andare in strada per fare attività motoria».
Un problema, sempre a detta della dirigente, che si ripercuote anche sull’attività di sanificazione anti Covid delle aule: «Avere studenti che girano in tutti gli spazi dell’istituto, compreso laboratori ed ex biblioteca, e la promiscuità con le tre classi del liceo presenti nella succursale, che tra l’altro troverebbero spazio nelle altre due sedi del Cevolani in centro, mettono in evidenza anche il tema della salute e della sicurezza. L’Asl ribadisce la necessità di tenere tracciati i contatti, ma per noi così non è possibile».
Beatrice Barberini
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