Pochi residui inquinanti bloccano gli scavi Canali di bonifica a rischio interramenti
Tracce di idrocarburi o Ddt sono sufficienti ad impedire il distendimento in campagna del terreno scavato Allarme del Consorzio
I canali di bonifica rischiano di rimanere senza la necessaria manutenzione per via della rigidità della normativa in materia di trattamento delle terre e rocce da scavo. È quanto emerso dal recente convegno sulla gestione dei sedimenti nella manutenzione dei corsi d’acqua organizzato dal Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara ha organizzato nell’ambito di RemTech. Un’occasione per aprire un dibattito e lanciare un allarme su di un tema così strategico per l’agricoltura ferrarese e in generale per la sicurezza del territorio.
«Non riusciamo più a scavare nei canali interrati– ha spiegato la geologa Giulia Parmeggiani, che si occupa dei campionamenti preventivi agli espurghi –non perché ci manchino risorse, uomini o mezzi, ma perché basta uno sforamento, anche minimo, di un parametro delle analisi effettuate che non ci è più consentito il distendimento in campagna del terreno e siamo obbligati a lavorare solo in alveo o su pertinenze». La Bonifica gestisce una rete di più di 4.000 chilometri di canali, perlopiù senza pertinenze. «Ci ritroviamo così, nel migliore dei casi, a lavorare spostando il terreno in alveo, realizzando interventi limitati e poco duraturi, nel peggiore a non poter intervenire - continua la spiegazione di Parmeggiani - Lo sforamento avviene nel quasi 50% delle analisi: ciò determina un problema di sicurezza idraulica e un rischio più alto di allagamento, soprattutto per le campagne».
Gli sforamenti delle analisi sono in gran parte dovuti al superamento del parametro degli idrocarburi – la norma non contempla la possibilità che siano presenti in natura nei terreni – e del parametro Ddt, antiparassitario che non si utilizza da più di 40 anni: si tratta di sforamenti minimi che comunque classificano i sedimenti come “non pericolosi” tanto da poter essere lavorati sulle pertinenze.
La manutenzione dei corsi d’acqua è un tema fondamentale per la sicurezza dei cittadini, come ha spiegato durante il convegno il direttore generale del Consorzio, Mauro Monti: «I cambiamenti climatici impongono a tutti una seria riflessione sull’efficacia delle norme e degli strumenti a disposizione: il Consorzio sta lavorando per rendere le proprie infrastrutture sempre più resilienti. Ma occorre snellire le procedure amministrative e contrarre i costi, per consentirci di eseguire più manutenzioni sul territorio. I cambiamenti impongono cambi di passo a chi si assume responsabilità pubbliche: i consorzi debbono poter operare in fretta».
Un contributo su questo tema, che coinvolge direttamente la politica, è arrivato dal capogruppo regionale del Pd, Marcella Zappaterra: «L’indispensabile azione di tutela della sicurezza idraulica del territorio talvolta si scontra nei fatti con l’applicazione delle norme. È urgente un tavolo di lavoro e di confronto, con tutti i soggetti istituzionali competenti e altre realtà italiane, per costruire soluzioni metodologiche e normative condivise che concilino tutela della salute pubblica e dell’ambiente e sicurezza delle persone e del territorio».
Un confronto al quale si è detto disponibile anche il direttore generale di Arpae, Giuseppe Bortone, intervenuto in chiusura.
Andrea Tebaldi
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