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i guai della banca 

Crac Carife La causa infinita davanti al tribunale delle imprese

Daniele Predieri
Crac Carife La causa infinita davanti al tribunale delle imprese

Il giudice si riserva sulla perizia, ma è già fissato il calendario Altri 9 mesi per il perito per rivedere 10 anni di dissesto

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Daniele Predieri

Da una parte Nuova Carife che chiede i danni per 800 milioni di euro conteggiati (ma ridotti a 100, per opportunità tecniche) ai 32 ex amministratori di Vecchia Carife che si sono succeduti tra il 2007 e il 2013 al governo della banca cittadina, poi commissariata e quindi dichiarata insolvente e poi fallita nel 2015/2016.

Dall’altra appunto i legali dei 32 che hanno ribadito più volte che dopo 6 anni di udienze, stop e ripresa della causa, che tutte le carte sono a disposizione del tribunale delle imprese per decidere e dunque non è assolutamente necessaria una perizia che dica se, come e chi ha causato i danni alla Vecchia Carife per malagestione.

Al centro di tutti i giudici, al momento il presidente del tribunale Fabio Florini che all’ultima udienza, dopo aver raccolto le memorie dei legali dei 32 ex amministratori (e loro eredi chiamati in causa, se deceduti) e la copiosa documentazione della Nuova Carife, di cui è presidente Roberto Nicastro, ora è in “riserva”: nel senso che dovrà decidere se dare il via alla perizia decisa da tempo d’ufficio dal precedente giudice (Rita Chierici, al momento assente per malattia, sostituita per no ritardare la causa dallo stesso Florini) oppure chiudere la causa e invitare tutti alle conclusionali. Per chiudere tutto dopo, ad oggi, 6 anni e passa di tira e molla giudiziario.

Ma, i tempi rischiano di dilatarsi ancor di più: dalle carte, infatti, emerge già un calendario che nel caso di accoglimento della perizia – per cui è stato già nominato, ed ha già giurato il perito del tribunale, Piero Aicardi, noto commercialista di Bologna – porterà ulteriormente – e giustamente vista la mole di carte da rivedere – alla fine dell’estate prossima.

Tutto dipende dalla decisione del giudice, dunque, ma secondo quanto già stabilito con il perito, l’inizio delle operazioni è fissato al 21 ottobre, quando tutti i periti delle parti potranno iniziare a confrontarsi con il perito del tribunale (il consulente tecnico ufficio, Ctu) Aicardi.

Bene secondo la tempistica già dettata dall’agenda giudiziaria è fissata al 30 aprile la data in cui il perito del tribunale dovrà inviare le proprie conclusioni ai vari consulenti di parte, per confrontarsi ed eccepire. Quindi lo stesso giudice – si legge negli atti giudiziari, “salvo l’esito della successiva riserva” ha fissato il 6 giugno come termine per depositare le osservazioni delle difese e indica ancora come termine finale per il deposito della perizia il 15 luglio del prossimo anno: dunque ancora altri 9 mesi prima di sapere quale sarà la verità sui conteggi. Poi sarà necessario altro tempo per chiudere, portare la causa al collegiale (finora al lavoro un solo giudice delegato) e quindi decidere.

Dunque, prima di dire la parola fine passerà al minimo un altro anno e mezzo. E saremo ormai oltre i sette anni mezzo, passati, per conoscere la verità sul crac Carife, su cosa portò al dissesto e soprattutto chi sarà chiamato a pagarne i danni.

Danni ribadiamo che dai primi conteggi del 2015, operati allora dai commissari di Vecchia Carife, Blandini e Capitanio, quando la banca era commissariata) erano stati contestai 300 milioni di euro di buco. Poi nella successione a Nuova Carife – nel frattempo la banca è andata in risoluzione (il bail in) poi insolvente e quindi fallita – il conteggio è prima aumentato a 500 e passa per fissare il tetto dei quai 800 milioni di euro richiesti ora: richiesta formale e virtuale, ribadiamo ancora, poiché fin dall'inizio era stato fissato il tetto a 100 milioni di euro (uno sconto per opportunità tecniche), che in caso di condanna dovranno ripagare i 32 ex amministratori in modo parziale e percentuale, a seconda delle operazioni bancarie seguite e dei ruoli ricoperti negli anni in cui svolsero funzioni.

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