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Tamponi e controlli, i nodi dei trasporti

Giovanna Corrieri
Tamponi e controlli, i nodi dei trasporti

Obbligatorio dal 15 ottobre, i timori dei sindacati: «I costi non ricadano sui lavoratori». Ma qualche azienda pagherà i test

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I sindacati del commercio, dei trasporti, della logistica, dei lavoratori somministrati o autonomi sono tutti in attesa di comprendere l’effettiva portata del disagio che potrebbe derivare dall’obbligo di green pass per i lavoratori pubblici e privati, dal 15 ottobre. Sono giorni di predisposizione di “regolamenti’’, di valutazione cioè delle modalità di applicazione delle disposizioni del nuovo decreto da parte delle aziende, con alcune che già annunciano il pagamento dei tamponi ai dipendenti, come peraltro rivendicato da alcuni sindacati come il SI Cobas («la logistica non si è mai fermata e all’inizio eravamo noi a chiedere controlli e sicurezza – dice la coordinatrice provinciale Eleonora Bortolato – il peso della pandemia non deve ricadere sui lavoratori»).

Intanto le preoccupazioni non mancano: la Filt Cgil si chiede cosa accadrà, nello specifico, al trasporto pubblico locale nel caso la prossima settimana mancasse un certo numero di autisti; e la Nidil Cgil lancia l’allarme sui lavoratori indiretti, «quelli degli appalti o i somministrati, che rischiano di essere molto più deboli di altri». E c’è anche il lavoratore autonomo, dice il segretario Nidil Riccardo Grazzi: «per quanto riguarda i controlli su queste figure, è chi si avvale del lavoratore autonomo che deve controllare: diventa tutto molto complicato così. E poi chi informa e forma gli autonomi in materia?» Altro tema, «è il lavoro che si svolge sulla filiera degli appalti: per i lavoratori indiretti è il datore di lavoro che deve effettuare i controlli ma per legge lo deve fare anche l’utilizzatore del servizio, quindi appaltatore e committente. Bene il doppio controllo? Sì ma il rischio è vedere l’utilità delle prestazioni a discapito di tutto».

Grazzi puntualizza poi sui protocolli («devono continuare a essere attivi perché le misure di prevenzione stanno là dentro»); sui controlli («anche quelli a campione devono essere codificati»); e sul costo del tampone («chi affronta la spesa? Se è una misura di sicurezza, il datore di lavoro»).

In tema di trasporti le preoccupazioni di Davide Fiorini (Filt Cgil) si concentrano su quello pubblico, che coinvolge anche le scuole: «penso che anche questo settore avrà lavoratori “non in regola’’, e potrebbe essere complicato recuperare autisti. Il trasporto pubblico poi non ha un luogo di lavoro iniziale da cui tutti partono: come si controlla?» Qualche timore anche da Maria Lisa Cavallini (Filcams Cgil): «non c’è una correlazione immediata tra tampone e rilascio del certificato verde». La preoccupazione è anche che proprio il 15 ottobre il sistema sanitario pubblico che rilascia il certificato possa accumulare ritardi dovuti al sovraccarico. «E come si fa se il certificato scade in orario di lavoro?», è l’altra preoccupazione che sta emergendo.

Giovanna Corrieri

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