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Battaglia giudiziaria 

Comune contro Rossella Arquà Scontro finisce davanti al Tar

Comune contro Rossella Arquà Scontro finisce davanti al Tar

La consigliera diede le dimissioni per le lettere minatorie al vicesindaco Lodi Ci ripensò, ma venne dichiarata decaduta: ora lei fa ricorso e la Giunta pure

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Sarà uno scontro giudiziario, non più politico: quello tra il Comune di Ferrara e l’ex consigliera leghista, dimissionaria e poi pentita, Rossella Arquà. Perchè il Comune di Ferrarasarà parte attiva nella causa davanti al Tar di Bologna, contro il ricorso della Arquà, l’ex consigliera comunale leghista al centro del caso delle lettere anonime minatorie che inviava a se stessa e al vicesindaco Nicola Lodi, con tanto di proiettili.

La Arquà, dopo essere stata scoperta da procura e Digos, diede le dimissioni, poi ci ripensò e le ritirò, ma nonostante questo il Consiglio Comunale, il 28 giugno scorso, accolse la sua uscita e nominò con surroga attribuendogli il seggio comunale vacante, a Stefano Franchini. Dopo il ricorso della Arquà al Tar contro questa delibera, la giunta comunale ha infatti deciso di resistere in giudizio, contro il ricorso al Tar delal Arquà e avrà il patrocinio degli avvocati interni del servizio Affari Legali. Ora i giudici dovranno fissare l’udienza e notificare gli atti anche al Comune di Ferra che diventa parte attiva del processo amministrativo Come si ricorda il caso scoppiò nel giugno scorso quando dopo indagini a tappeto – e dopo l’allarme in città vista la decina di lettere minatorie inviate – scattò la perquisizione nella casa della consigliera. Lettere che venivano inviate al vicesindaco Nicola Lodi, del quale la stessa Arquà era il braccio destro, politico e fungeva da segretaria della sede Lega in città. Da qui le dimissioni dalla carica di consigliere ma dopo ben due settimane, a ridosso della seduta consiliare, la Arquà inviò al Comune una diffida, volendo bloccare la sua surroga, mentre ora chiede che quell’atto (la nomina di Franchini) venga annullato dal Tar, spiegando che la sua decisione di dimettersi fu preso in «momento di mancata lucidità».

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