Maggioranza e Pd, prove di disgelo «Ferrara è stanca di tifoserie contrapposte»
Zamorani “mediatore” tra sindaco e segretario Dem. Che non raccoglie la proposta di un gruppo di lavoro comune
il confronto
L’ultimo scontro (via social) risale ad appena una settimana fa, con il sindaco che scopre il suo vice fra gli indagati per lo sgombero del campo nomadi dopo l’esposto del Pd (piuttosto, scrive, «è davvero incredibile che nessuno abbia mai indagato il Partito Democratico ferrarese», fra le altre cose «per aver supportato una base del crimine organizzato»), e il segretario del Pd che replica poche ore dopo, parlando di «ossessione» di sindaco, vice e maggioranza per i Dem, e invitando davvero «a risollevare Ferrara come dicevate nel 2019».
Poniamo fine alla reciproca delegittimazione? Passiamo dal muro contro muro al rispetto delle diversità? È stata la proposta di Mario Zamorani ad Alan Fabbri e Alessandro Talmelli, ieri all’incontro al chiostro San Paolo organizzato da fe-nice, alla ricerca di “una Ferrara migliore” . Il “canovaccio concordato’’ prima della partenza prevedeva un «ci vogliamo bene» e un «collaboreremo», scherzavano gli avversari politici, che poi in effetti hanno promesso maggior attenzione al linguaggio social e un maggior rispetto reciproco, e che pure non hanno saputo tralasciare punzecchiature reciproche.
L’esposto del Pd sullo sgombero del campo nomadi è tornato infatti in auge, con la puntualizzazione del sindaco: «non mi sono mai permesso di far politica con ciò che intasa il lavoro della magistratura e fa visibilità sul giornale. E poi un conto è essere indagato per lo sgombero del campo nomadi e un conto è essere indagato per le tangenti sulla Fiera». Ma il confronto ha tentato e avviato, forse, il disgelo, ed è stato civile, secondo le raccomandazioni iniziali di Zamorani, secondo cui «Ferrara non può reggere nel tempo allo scontro continuo che troviamo spesso nella politica: ben venga lo scontro ma sulle idee, mai sulle persone e sulle procedure. La prassi delle tifoserie contrapposte – aggiungeva – è minoritaria nei cittadini che non sopportano più questi comportamenti: c’è il rischio che si rifiutino entrambi gli schieramenti. No – quindi – a slogan, ipersemplificazione, e no alla politica aggressiva. Altrimenti i cittadini vi si rivolteranno contro». «Un ragionamento condivisibile – commentava Fabbri – Bisogna dare un esempio costruttivo, e io non ho mai avuto ostacoli di carattere ideologico».
La colpa, per il sindaco, è della «fase di transizione: è stato un passaggio difficile da accettare per tutti, anche noi all’inizio ci ponevamo su dei temi come fossimo minoranza, e viceversa. Ma abbiamo sempre cercato di collaborare con l’opposizione: la politica è capacità al compromesso, capacità di ascoltare dando al dibattito una spinta in più. Fondamentale è il rispetto reciproco: l’ho sempre fatto, mi prendo l’impegno di continuare a dare l’esempio, anche per le nuove generazioni». E se è vero che per costruire il futuro della città «importante è il confronto civile», Talmelli ha da subito chiesto «un riconoscimento reciproco, e anche rispetto al passato: non si può ancora sentir dire che prima non c’era niente e oggi abbiamo i salvatori della patria, serve un salto di qualità. Chi c’era prima ha commesso qualche errore ma ha costruito la base solida su cui oggi voi potete amministrare. E serve anche riconoscere che il Pd c’è». Pd che, precisava il segretario comunale, non ha intenzione di abituarsi a stare all’opposizione.
È mezza naufragata però la proposta di Zamorani di creare un «gruppo di lavoro per l’armistizio». I due nomi «orientati al confronto» che Zamorani ha chiesto ai due avversari arriveranno, almeno nel breve periodo, solo da Fabbri. Ha espresso infatti «perplessità su questa proposta», Talmelli, perché «c’è già un piano delle regole, che è quello della Costituzione e dei Regolamenti comunali. Il tavolo di confronto è l’aula consiliare». Dove, sottolineava Talmelli, «se una proposta è buona è buona, anche se arriva dall’opposizione. Se da qui in avanti ci sarà questo riconoscimento, allora ci può stare che dopo ci si possa trovare a un tavolo e dare corso alla proposta». Deluso il sindaco («mi aspettavo una risposta diversa»): «da parte mia c’è l’impegno, parlerò con gli altri per dare i nomi», e sottolineava di non aver nemmeno mai visto la «volontà di costruire con la maggioranza».
Giovanna Corrieri
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