Caporalato, nel mirino anche Spreafico Trenta addetti fanno ricorso in Tribunale
Reclutati da cooperative per lavorare a Santa Maria Codifiume. E a Lecco il giudice dispone il commissariamento
Resta alta l’attenzione sul fenomeno del caporalato nel Ferrarese. È notizia di ieri il commissariamento di un anno disposto dal Tribunale di Milano nei confronti della società ortofrutticola Spreafico, con sede a Lecco ma con numerosi stabilimenti in Italia, tra cui quello di Santa Maria Codifiume nell’Argentano.
Il provvedimento del tribunale di Milano è stato adottato nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza per caporalato su un centinaio di lavoratori di fascia debole, ma a segnalare l’“illecita intermediazione di manodopera” sono anche la denuncia all’ispettorato del Lavoro di Ferrara e il ricorso (anche per licenziamento illegittimo) al Tribunale civile estense presentati da una trentina di lavoratori, molti residenti in provincia e quasi tutti stranieri, assistiti dall’avvocato Marina Prosperi. La prima udienza davanti al giudice civile è prevista a novembre.
Le contestazioni
Al centro del ricorso ci sono le sedi Spreafico di Sala Bolognese e Santa Maria Codifiume. Nel 2019 ad assumere i dipendenti con contratto a tempo determinato per 39 ore settimanali erano state formalmente due cooperative, la Jobs e la Cical, ma il lavoro si svolgeva negli stabilimenti della Op Kiwi Sole, una società del gruppo Spreafico. «Il potere direttivo e di controllo nei confronti degli operai delle cooperative Jobs e Cical - si legge nel ricorso - è sempre stato esercitato dalla società committente Op Kiwi Sole». Tutte le indicazioni, viene sottolineato, erano impartite «dai così detti “capi banco”, tutti dipendenti della Op Kiwi Sole», nello specifico sette donne incaricate di dare gli ordini, assegnare le postazioni di lavoro, come smistare la frutta, quali prodotti confezionare o quando fermare o attivare i nastri.
Nello stabilimento, si legge ancora nel documento, c’erano dunque addetti di serie A e di serie B: i “veri” dipendenti della Op Kiwi Sole, inquadrati con il contratto nazionale Ortofrutticoli e Agrumari, e i lavoratori reclutati dalle cooperative esterne, inquadrati invece come addetti alle pulizie, nell’ambito del contratto Multiservizi, «con trattamenti economici che non prevedevano il pagamento di tredicesima e quattordicesima, ferie, malattia, straordinari, festività, permessi e riduzioni dell’orario di lavoro».
Ad accendere la miccia, nel novembre del 2019, la brusca interruzione del rapporto di lavoro: a tutti gli operai «è stato intimato di non recarsi più presso la propria sede di lavoro, a causa di un improvviso calo delle attività produttive».
Stato di agitazione
Ne era seguito lo stato di agitazione, con successivo incontro in Prefettura a Ferrara, durante il quale le cooperative «Cical e Job si sono impegnate a corrispondere ai lavoratori la mensilità di novembre, fino a quel momento non ancora pagata , e a procedere alla verifica delle somme dovute per la mancata attribuzione del contratto Ortofrutticoli e Agrumati».
A febbraio dell’anno scorso il licenziamento è stato impugnato, innescando una causa civile che punta a far emergere una situazione di caporalato, oltre a rivendicare tutti gli arretrati relativi alle differenze retributive e contributive. E a verificare il ricorso al caporalato è stato interessato anche il Tribunale del Lavoro, a cui si richiede «un intervento al fine di accertare preliminarmente l’illecita intermediazione di manodopera e di conseguenza riconoscere l’esistenza del rapporto di lavoro in capo all’effettivo utilizzatore».
Alessandra Mura
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
