Sorgo più resistente al clima di siccità Le prospettive sono in aumento
Mesini (Confagricoltura): la coltura migliora il terreno e non richiede neppure un’eccessiva concimazione
L’Italia è il primo Paese europeo produttore di sorgo. Per importanza economica, il sorgo è il quinto cereale dopo grano, riso, mais e orzo; viene utilizzato per l’alimentazione animale (come foraggio o per la produzione di granella), umana e come prodotto da biomassa per biogas, e in Italia viene coltivato soprattutto in Emilia-Romagna e nelle regioni del Mezzogiorno. Sulla campagna ormai conclusa, interviene il presidente della Sezione Cereali di Confagricoltura Ferrara, Claudio Mesini: «Nell’areale ferrarese sono poco meno di 3.300 gli ettari coltivati a sorgo, concentrati soprattutto su Bondeno e Ostellato. Alla luce di eventi climatici sempre più estremi, in particolare la pressante siccità, da qualche anno si è risvegliato l’interesse per questo cereale. Nel nostro Paese l’utilizzo alimentare è alquanto limitato, al contrario di ciò che accade nelle regioni aride del mondo, dove il sorgo costituisce uno degli alimenti di base della popolazione. In Italia – spiega Claudio Mesini – viene utilizzato in larga parte per uso mangimistico e in misura minore per usi energetici. Circa il 60% di granella di sorgo viene utilizzato per l’alimentazione animale, il 20% nell’agroalimentare e il rimanente 20% per la produzione di etanolo. È bene ricordare le potenzialità del sorgo, in particolare il suo valore energetico, pari se non superiore a quello del mais; è infatti il cereale con le caratteristiche più simili a quelle del mais e oggi rappresenta un alimento importante nelle razioni animali per il ridottissimo rischio di contaminazione da micotossine e le varietà europee in commercio registrano un altrettanto ridotto contenuto di tannino. Il ridotto fabbisogno idrico del sorgo, che nelle tipologie da granella e insilato è rispettivamente inferiore del 50 e del 30% rispetto al mais, permette la sua coltivazione anche in aree non irrigabili, anche se quest’anno, per il caldo torrido e la perdurante siccità, il sorgo ha dato buone rese solo in quei terreni dove si è riusciti ad irrigare almeno una/due volte. La coltura non richiede neppure eccessive concimazioni, sono sufficienti infatti 100-150 kg di azoto e 60 di fosforo e potassio (ovviamente variabili in funzione dell’obiettivo produttivo) per ottenere il massimo rendimento. Inoltre la presenza del sorgo, inserito nei cicli colturali, è in grado di migliorare la qualità del terreno, incrementando la sostenibilità di un sistema che nel contempo può produrre cibo e bioenergia».
« Quest’anno, a causa della siccità – prosegue Claudio Mesini – la resa si è attestata su valori molto ridotti, circa 50/60 ql/ha, l’aridoresistenza della pianta ha comunque dei limiti, meglio è andata dove si è provveduto all’irrigazione, con produzioni che hanno raggiunto gli 80/90 q. li/ha. Di fronte alle grandi sfide a cui l’agricoltura deve far fronte (diminuzione delle risorse idriche, riscaldamento climatico, pressione sociale sui prodotti fitosanitari), il sorgo può avere prospettive sempre più interessanti. La perfetta preparazione del terreno è uno dei punti determinanti per una buona performance; si semina tra aprile e maggio e la trebbiatura avviene tra settembre e ottobre provvedendo, nel caso l’umidità di raccolta superi il 14%, all’essiccazione in modo che si possa conservare meglio e macinare senza il problema di muffe o batteri. La raccolta della granella del sorgo si fa con le stesse mietitrebbiatrici utilizzate per il frumento, regolando l’altezza di taglio per raccogliere solo i panicoli, ma quest’anno, complice l’andamento climatico eccezionalmente siccitoso, in qualche caso è stata tagliata l’intera pianta».
Andrea Tebaldi
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