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Gli scavi in corso per progetti distinti Da Ca’ Foscari a Italia-Croazia

Katia Romagnoli
Gli scavi in corso per progetti distinti Da Ca’ Foscari a Italia-Croazia

L’équipe di Gelichi all’opera nell’ex fortezza in piazza Roma Il lavoro transfrontaliero fa rifiorire il sito di Stazione Foce

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COMACCHIO. Proseguiranno ancora per almeno una settimana gli scavi archeologici avviati a fine settembre all’interno dell’area cortiliva dell’ex-fortezza di piazza Roma. Dopo che sono venuti alla luce tibie e femori e altre ossa umane, riconducibili ad antiche sepolture, l’equipe guidata dall’archeologo Sauro Gelichi (Università Ca’ Foscari di Venezia), continua a condurre i lavori di scavo nel più stretto riserbo.

L’ASSESSORE

«I reperti rinvenuti – è la conferma dell’assessore alla cultura e al turismo Emanuele Mari – saranno studiati nei prossimi mesi proprio dall’équipe del professore Gelichi. Gli scavi sono ormai in fase di completamento e l’indagine in corso è volutamente circoscritta, perché l’obiettivo è quello di conoscere e rilevare la stratigrafia archeologica del terreno».

Tutti i reperti rinvenuti sinora sono stati trasferiti in un locale idoneo del Museo Delta Antico, dove saranno inventariati, prima delle successive analisi.

Contrariamente alle supposizioni dei residenti, rimbalzate in queste settimane sui social network, dopo l’arrivo di macchine operatrici e di una ruspa con braccio meccanico, gli scavi avviati non hanno nulla a che vedere con il progetto di recupero e riqualificazione del complesso di Sant’Agostino, progetto beneficiario di un finanziamento da 2,5 milioni di euro, provenienti dal Mibac.

IL PROGETTO

Le operazioni di scavo si inseriscono, invece, «nel maxi progetto europeo Interreg Italia-Croazia – puntualizza Mari –, denominato Value, finalizzato in questo caso specifico a potenziare la ricerca archeologica sul territorio, sia tramite ricerche e scavi, sia tramite la valorizzazione di alcune aree».

Nel contesto del progetto transfrontaliero Italia-Croazia si colloca anche la rifioritura di «un sito pilota – aggiunge l’assessore lagunare alla cultura –, su cui l’amministrazione comunale sta concentrando le proprie attenzioni. Mi riferisco al sito archeologico open air di Stazione Foce, dove sono state ricostruite, grazie a un progetto sperimentale, curato in collaborazione con l’Università di Bologna, due abitazioni tipiche del periodo etrusco e quindi di Spina».

Anche l’Università di Ferrara è coinvolta nel progetto Value e, dopo aver effettuato prospezioni e ricognizioni nel sito romano di Bocca delle Menate, prevede di illustrarne gli esiti all’inizio del 2022.

Prossimamente saranno esposti pubblicamente anche gli esiti degli scavi di piazza Roma e delle indagini svolte nel sito di Santa Maria In Padovetere.

Katia Romagnoli

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