«Case di riposo accessibili E le irregolarità vanno subito denunciate»
La campagna
«Mia madre mi diceva: mi hanno detto che sei morta. Molti anziani delle case di riposo si sono sentiti abbandonati». Letizia Caselli è la figlia di una donna deceduta in una residenza per anziani della città. Racconta quello che ripetono molte famiglie ferraresi e tante italiane sul periodo più buio della pandemia, quando le Rsa si riempirono di contagiati (ospiti e operatori) e poi arrivarono i decessi con la chiusura delle residenze. «Ancora oggi – aggiunge la ricercatrice di Amnesty International Italia, Debora del Pistoia – queste strutture, nonostante la legge preveda visite settimanali, non sono sempre accessibili». L’associazione, impegnata in una campagna a tema, ha allestito ieri un banchetto in piazza Municipale. L’avvocato Piero Giubelli che assiste alcune famiglie che hanno presentato denuncia per i decessi e contagi avvenuti in due residenze della città (Paradiso e Caterina) ha invitato i familiari degli ospiti di qualsiasi Rsa a denunciare tempestivamente ogni situazione poco chiara relativa alla gestione delle strutture coinvolgendo l’Asl, acquisendo i rapporti del 118 e ricorrendo anche al giudice civile per l’eventuale risarcimento danni.
«Esistono sindacati che firmano contratti che non tutelano gli operatori. E chi lavora in cattive condizioni poi non può garantire la qualità del lavoro», ha accusato Luca Greco (Fp-Cgil). Andrea Ricci, di Sanità Oggi Ferrara, ha ricordato i provvedimenti «che hanno smantellato la sanità pubblica (nel ’79, nel ’92, ’93, ’94, nel 2000) fino ad arrivare al Pnrr, dove «la Sanità avrà un ruolo secondario. Così nascerà una sanità di serie A e una di serie B».
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