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L’INCONTRO-DIBATTITO 

La violenza di genere è un’emergenza anche a Copparo

Alessandro Bassi
La violenza di genere è un’emergenza anche a Copparo

A “Neanche con un fiore” è emerso un dato allarmante L’aiuto alle donne illustrato con dovizia di particolari

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COPPARO. Venerdì sera, alla galleria Alda Costa, presentata, a cura della commissione pari opportunità del comune di Copparo, l’iniziativa “Neanche con un fiore”, incontro-dibattito e gradevole spettacolo a ribadire il contrasto alla violenza di genere. Un filmato in apertura, interventi di Elena Capatti, Franca Orsini, che ha anche relazionato sullo sportello anti-violenza “Non ti scordar di me” (aperto grazie all’intervento di Assp e dell’Unione su iniziativa dell’amministrazione, in collaborazione con il Centro donna giustizia).

A seguire, gli interventi del comandante della compagnia dei carabinieri di Copparo, Manuel Scacchi, dell’avvocato Elisabetta Aldrovandi, garante regionale in Lombardia a tutela delle vittime di reato e presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime, gli avvocati penalisti Denis Lovison ed Elena Smanio.

Si è parlato del grande problema della violenza di genere, toccando numerosi argomenti dall’assistenza alle donne che subiscono violenza, al Codice Rosso (spiegato in modo chiaro e in punta di diritto dal capitano Scacchi), al discorso della congruità delle pene, discutendo anche a lungo sul fatto che il sistema giudiziario appaia molto più garantista per imputati e colpevoli che non per le vittime.

Molto importante anche il discorso del sentirsi finalmente vittime, quindi arrivare a denunciare, smettendo di scusare e arrivando a una percezione esatta delle situazioni di violenza domestica. Si è poi parlato a lungo di quote rosa, di discriminazione di genere, di termini divisivi.

Il centro anti-violenza (è alla Casa della Salute, telefono 335-6845738, in collaborazione con il Centro donna giustizia) in periodo di Covid dall’apertura ha ricevuto undici richieste di aiuto, cinque delle quali da Copparo. Grave errore sarebbe pensare che siano poche.

Al termine di una serata tutto fuorché spensierata e leggera, ma con buona partecipazione (una cinquantina di persone, attori compresi), i ragazzi della compagnia “Insieme per caso” hanno presentato il monologo in cui tutti i termini al maschile erano denominazioni positive, mentre gli stessi termini al femminile erano riconducibili allo stesso insulto, declinato al femminile, reso noto da Paola Cortellesi, e una travolgente canzone dei Nomadi: “Io voglio vivere”.

Alessandro Bassi

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