La giornata del silenzio per dire addio a Bolognesi
Ieri l’ultimo saluto all’agente di polizia locale scomparso in un incidente stradale Il sindaco Pagnoni: «Un momento doloroso». Offerte da devolvere ad Airc e Ado
COPPARO. L’addio a un amico, un collega, un familiare, è sempre un lungo e doloroso sospiro. Ieri Copparo ed il territorio hanno sospirato l’ultima volta per Fabrizio Bolognesi, 56 anni, membro della polizia locale dell’Unione Terre e Fiumi, scomparso tragicamente il 2 ottobre in un terribile incidente stradale a Lovoleto.
La famiglia di Fabrizio, che ha chiesto di non mandare fiori ma di devolvere offerte ad Airc ed Ado, ha dato il suo consenso ad un funerale ufficiale. La salma è arrivata a Copparo nella tarda mattinata, poco prima di mezzogiorno, ricevuta dai familiari, dal sindaco di Copparo, Fabrizio Pagnoni, e dai colleghi della polizia locale, guidati dal comandante Gianni Gardellini.
l’intervento
In un suo post, il sindaco Pagnoni ha definito la giornata dolorosa: una giornata del silenzio. Nel pomeriggio, a partire dalle 15.30, le esequie. Tanti amici, parenti, colleghi ed ex colleghi, oltre al comandante della compagnia carabinieri di Copparo, Scacchi, e ai comandanti delle stazioni. C’era una delegazione della protezione civile ed erano presenti i tre sindaci dei Comuni dell’Unione: Pagnoni, Perelli e Zamboni. Oltre al presidente del consiglio comunale di Copparo: Amà.
commozione
Composta e dignitosa la famiglia di Fabrizio; austeri e altrettanto dignitosi, quanto umanamente commossi, i membri della guardia d’onore dei colleghi agenti, qualcuno in divisa. Sui banchi della chiesa tanti si asciugavano le lacrime.
Chiesa dei santi Pietro e Paolo piena, norme del distanziamento rispettate. Nelle letture citato il libro della Sapienza sul significato della morte e, dal celebrante don Daniele Panzeri, il vangelo di Giovanni e la vicenda di Lazzaro: «Se tu, signore, fossi stato qui, lui sarebbe ancora con noi».
significati
Ci si è confrontati sul significato della vita, sul fatto che il dono della vita comprende il fatto di dover morire in attesa della vita eterna. Al termine della funzione religiosa, un breve e commosso comunicato letto dal comandante della polizia locale, Gardellini, che ha ricordato che persona, che professionista, che agente fosse Fabrizio. Poi l’uscita della bara. Legno chiaro, un mazzo di fiori bianchi e rossi posati su di essa. Fuori i colleghi su due linee a fare ala. Con loro anche i carabinieri, poco lontano la protezione civile.
Saluto militare. Forse non perfetto, ma saluto vero: con il massimo rispetto per lo scomparso. Due colleghe, rigide nel saluto, faticavano a trattenere le lacrime. Una proprio non ci è riuscita. E c’era onore, amicizia e rispetto in quelle lacrime, anche di più che nel composto e rispettoso saluto. Sull’attenti e mano alla visiera alla salma del collega che sfilava. Silenzio.
Commozione. Un addio struggente per una persona che aveva avuto colpi feroci dal destino, come la perdita di una figlia giovanissima per una terribile malattia. Poi, con i colleghi ad aprire il corteo funebre, il mesto viaggio verso il Giardino della cremazione.
Alessandro Bassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
