In fabbriche e cantieri si continua a morire «Ed è stata indebolita la Medicina del lavoro»
La ripresa post-pandemia è costata quattro decessi nel Ferrarese Allarme Cgil sulla prevenzione: il servizio Asl fatica ed è senza direttore
il report
Anche dopo la tragedia di Yaya Yafa, che peraltro essendo avvenuta territorialmente nel Bolognese non cambierà questa tragica statistica, la provincia di Ferrara non compare ai vertici della tragica classifica nazionale dei decessi per infortuni sul lavoro, dalla ripresa post-coronavirus, che ha comunque visto quattro decessi dall’inizio dell’anno. La pandemia, però, fanno notare con una certa preoccupazione i sindacati, non ha affatto aumentato l’attenzione nei confronti delle malattie professionali che causano l’81% degli eventi negativi al lavoro, e anzi la Medicina del lavoro territoriale «è stata depotenziata», essendo tra l’altro priva del dirigente andato via a pochi mesi dalla nomina.
Il quadro
La base per queste riflessioni è l’Osservatorio sulla sicurezza del lavoro di Vega Engineering, che ha presentato i dati dei primi otto mesi dell’anno. Ai vertici della classifica degli infortuni mortali, con l’esclusione degli incidenti stradali di chi va a lavorare (voce molto pesante in una provincia come la nostra), vi sono Campobasso, Isernia, Ascoli Piceno e Pescara, penalizzate non tanto dal numero assoluto di decessi, quanto dall’incidenza rispetto al relativamente basso contingente di occupati.
Ferrara si colloca in posizione mediana, al 48° posto assoluto, con un indice di 26,9 inferiore in regione a quello di Piacenza, Parma, Bologna e Ravenna. La posizione non cambia di molto (52° posto) se si prende in considerazione il numero assoluto di infortuni mortali, e anche la graduatoria regionale non viene messa sottosopra, anzi.
l’analisi
«In effetti è vero, non si tratta di dati alti in rapporto alla media, né in aumento rispetto al pre-pandemia - è la valutazione di Riccardo Grazzi (Cgil) - anche se resta non accettabile in assoluto anche un solo decesso. Quello che ci preoccupa in questa fase è l’incremento degli incidenti sul lavoro senza distinzione di gravità, e soprattutto delle malattie professionali. Può aver inciso su questi dati il Covid, non c’è dubbio, ma la correlazione tra aumento di ore lavorate durante la ripresa e incidentalità ci sembra poco discutibile».
A livello provinciale, poi, c’è un elemento specifico che secondo la Camera del lavoro finisce per pesare sulla prevenzione.
la denuncia
Si tratta del ruolo e della capacità d’incidere della Medicina del lavoro, che tradizionalmente a Ferrara ha un’articolazione importante e legami forti con le rappresentanze sindacali. «Il servizio oggi fatica a svolgere ancora questi compiti - è la denuncia di Grazzi - perché negli anni è stato depotenziato dal punto di vista del personale, ed ora si ritrova anche senza dirigente». È in effetti successo che Antonio Romanelli, nominato direttore del servizio Medicina del Lavoro e Sicurezza ambienti di lavoro solo l’1 aprile scorso, è di recente tornato a lavorare a Reggio Emilia, dove abita. La sua sostituzione non si preannuncia veloce, perché l’Asl dovrà passare attraverso un concorso pubblico. Nel frattempo a capo del servizio resterà l’attuale reggente.
S.C.
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