Omicidio Bergamini, respinte le eccezioni Il processo si fa, ammessi 200 testimoni
I difensori d’Isabella Internò tentano di annullare il procedimento: l’ex fidanzata del calciatore di Boccaleone resta alla sbarra
COSENZA. Il processo si fa eccome, dopo quasi 32 anni dall’omicidio di Denis Bergamini ci mancava solo che non si celebrasse. Ci hanno provato i legali dell’unica imputata, Isabella Internò, l’allora già ex fidanzata del 27enne calciatore di Boccaleone in forza al Cosenza, a far saltare il banco: eccezioni respinte dal giudice, si va avanti. E di gran carriera: dopo decenni di ritardi, ora non si perde più tempo e sono state fissate già 12 udienze da qui a fine febbraio 2022, la prossima il 25 novembre. Ben 200 i testimoni ammessi.
È dunque iniziato ieri mattina il processo per la morte di Denis Bergamini. In aula c’è anche l’unica imputata: l’ex fidanzata Isabella Internò, entrata da una porta posteriore del tribunale di Cosenza.
Bergamini morì nel novembre del 1989 sulla strada statale 106, investito da un camion, in quello che fu etichettato come un suicidio. Ma la famiglia ha sempre pensato che si sia trattato di una messa in scena per coprire un omicidio, come ha poi dimostrato l’ultima autopsia sui resti del povero Denis, eseguita in incidente probatoria e acquisita agli atti del processo. L’ex fidanzata è accusata proprio di questo, omicidio aggravato dalla premeditazione, in concorso con ignoti.
Aula vietata alle telecamere, con sorpresa e disappunto di chi fa informazione, all’esterno restano i tanti cronisti accorsi. I l legale della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo, all’arrivo ha parlato con la stampa. Assente la sorella di Denis, Donata, presente invece suo figlio, che si chiama proprio Denis.
«Donata ha aspettato 32 anni questo momento - ha detto Anselmo - questi processi riservano ad ogni udienza dei colpi di scena, ma siamo preparati, oltre la verità non si può andare. Direi che il cambiamento di rotta lo hanno dato i magistrati e gli accertamenti medico-legali che abbiamo sollecitato noi», ha aggiunto Anselmo.
La corte d’assise (giudice Paola Lucente, a latere Marco Bilotta) ha respinto le eccezioni della difesa, tra cui una tendente all’annullamento del processo. L’accusa nei confronti di Isabella Internò è concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione; il calciatore avrebbe pagato con la vita la fine della relazione con la ragazza allora ventenne. È un giallo che dura da 32 anni quello riguardante la morte di Denis Bergamini: ora in tribunale l’epilogo della terza inchiesta aperta sulla morte del calciatore dal magistrato Eugenio Facciolla, allora procuratore capo a Castrovillari. La Internò ha sempre rigettato l’accusa: ieri il giudice Lucente ha rigettato le eccezioni della sua difesa e ha fissato un fitto calendario di udienze: la prossima si svolgerà il 25 novembre, per poi proseguire con altre 11 entro fine febbraio 2022.
«Non abbiamo mai pensato che il processo potesse essere annullato - ha detto l’avvocato della famiglia Anselmo, alla fine del dibattimento - siamo partiti col piede giusto. C’è una bella sinergia con la pubblica accusa, sono stati accolti tutti i nostri testimoni».
Anselmo ha portato anche un’analogia con il processo Cucchi, nel corso del dibattimento, e la difesa ha protestato: «Il processo Cucchi fa paura, lo capisco, perché le problematiche medico-legali sono simili - ha detto Anselmo - la differenza è che in questa vicenda Bergamini la verità è stata nascosta fin dall’inizio».
Poi, il suo pensiero è andato alla sorella della vittima: «A Donata dico di stare tranquilla, il suo momento arriverà».
Sergio Armanino
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