«Dopo Yaya stop alle morti» Il lavoro si è fermato per 2 ore
L’infortunio in cui ha perso la vita il facchino di 22 anni paralizza l’Interporto Cgil, Cisl e Uil: «Più controlli nei reparti in cui è più alta l’intensità di manodopera»
Marcello Pulidori
Mai più morti sul lavoro. Attorno a questo imperativo eletto ad azione sindacale, ieri si sono svolte le 2 ore di sciopero territoriale proclamato dalle organizzazioni dei lavoratori dopo la morte di Yaya Yafa il facchino di 22 anni originario della Guinea Bissau.
«L’infortunio mortale accaduto a Yaya Yafa all’interno dell’Interporto di Bologna – sottolineano Cgil, Cisl e Uil – ci pone di fronte un problema che è diventato una piaga da curare del sistema produttivo e di servizi».
Luca Greco (funzione pubblica Cgil), Mariarosaria Rea (Cisl) e Leonardo Uba (Uil) hanno ribadito che «mancano gli investimenti e i controlli lungo la filiera produttiva e spesso le ditte committenti non controllano il decentramento, l’appalto e il subappalto che vedono la presenza di lavoratori che non hanno una formazione adeguata sulla sicurezza e inoltre mancano di un addestramento/affiancamento consono alle attività che devono svolgere. Per ridurre gli incidenti sul lavoro – spiegano ancora i sindacalisti – va accelerato il percorso di potenziamento dei servizi ispettivi, vanno intensificate le sanzioni nei confronti delle imprese inadempienti, va riconosciuto il diritto dei lavoratori e delle loro rappresentanze a contrattare la condizione di lavoro nell’ottica del contenimento del rischio professionale».
È poi la situazione dell’Interporto bolognese a essere presa e messa sotto la lente d’ingrandimento: «In molti luoghi di lavoro – scrivono ancora Greco, Rea e Uba – in particolare nei siti complessi ad alta intensità di manodopera, occorre coinvolgere i vertici e tutti i livelli istituzionali preposti a garanzia della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, e va fatto un intervento di grande rigore per migliorare le condizioni di lavoro. Anche noi, come categorie del pubblico impiego, sosteniamo questa campagna mirata all’azzeramento degli incidenti e dei morti sul lavoro, in ogni suo luogo. Il prezzo sociale che si sta pagando per effetto della quantità d’infortuni è inaccettabile e insostenibile per qualsiasi comunità e in tutto il territorio regionale dobbiamo trovare la forza di reagire e di mettere in luce – sostengono ancora i sindacati, in forma unitaria – le cause che sono alla base degli incidenti sul lavoro. È prioritario – è la conclusione dei sindacalisti – rimettere al centro il lavoro e la persona».
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