Detenuto all’Arginone parlava al telefonino Sorpreso dalle guardie
È il primo arresto del genere che avviene in Italia A essere colto in flagranza un trafficante di droga albanese
Marcello Pulidori
È stato sorpreso dagli agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Ferrara mentre stava usando un telefonino “L8Star”, di ridottissime dimensioni, appena 6 centimetri”. E ora rischia una pena da 1 a 4 anni per “accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti”.
Quello di Ferrara all’interno del carcere dell’Arginone è il primo caso del genere che avviene in Italia.
A essere colto sul fatto dalle guardie del carcere è stato un albanese recluso nella sezione riservata ai condannati all’ergastolo, o con elevato fine pena ancora da scontare. Evidente il clamore che il fatto ha immediatamente destato sia all’interno del penitenziario ferrarese sia in qualche settore della opinione pubblica nelle cui maglie già ieri si era insinuato. Il protagonista della vicenda, come ha spiegato la Procura di Bologna (il cui capo Giuseppe Amato e il sostituto Roberto Ceroni della Dda, la Direzione Distrettuale Antimafia, hanno diretto l’indagine) è un uomo «con un elevato spessore criminale, che opera principalmente nel traffico di stupefacenti», e che dopo essere stato scoperto è stato messo a disposizione della Procura della Repubblica di Ferrara. In una nota, la Procura bolognese, che tramite la stessa Dda ha coordinato l’indagine – svolta poi dalla Polizia Penitenziaria e dalla Squadra Mobile di Bologna – sottolinea che questa attività «appare di rilievo» in quanto è stato arrestato, e «sarebbe il primo caso dopo l’introduzione del reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, il possessore del telefono». Tra l’altro, evidenzia ancora la Procura, «quello dei telefonini si connota sempre più come un fiorente mercato illecito in carcere, in quanto la disponibilità di un telefono cellulare durante il periodo di detenzione, oltre a consentire il prosieguo di intenti e obiettivi criminali, permette di esercitare la supremazia nell’ambito dei rapporti carcerari, mantenere continui contatti con l’ambiente criminale esterno e impartire disposizioni criminose da eseguire al di fuori della struttura penitenziaria». Quasi superfluo sottolineare che questo grave fatto avrà conseguenze negative sul percorso di trattamento che l’albanese stava seguendo e anche sulla pena residua che all’uomo resta da scontare. Il carcere di Ferrara è considerato uno dei più sicuri d’Italia tanto che negli ultimi mesi qui sono stati trasferiti detenuti gravati da pene severe e altri i cui percorsi, tra vita e carcere, sono diventati nel tempo casi molto noti anche alle cronache nazionali. Nonostante ciò è molto probabile che il Dap, il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, il dipartimento forse di maggiore rilievo in seno al ministero della giustizia, adotti nuove misure a fronte di quanto accaduto.
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