«Valle Campo può diventare il santuario dell’anguilla»
È stata lanciata una proposta di risanamento ambientale che guarda alla vallicoltura Vanno però superati i problemi idrici e anche patrimoniali
COMACCHIO. Le problematiche delle Valli di Comacchio, in particolare di Valle Campo, sono state al centro di una riunione della Consulta Popolare San Camillo, che da mesi è impegnata nel monitoraggio dell’ambiente, interpellando operatori e tecnici del settore, con l’obiettivo di delineare un progetto di massima di risanamento e di rilancio della vallicoltura.
«La situazione di Valle Campo è critica – dice il presidente della Consulta, Giovanni Gelli –: le aree dell’ex impianto pilota intensivo e gli immobili di servizio versano in uno stato di forte degrado, con la presenza, nei vecchi trasformatori, di discrete quantità di fluidi dielettrici (Pcb) dall’accertata tossicità. Una vasca dell’impianto è stata utilizzata come deposito degli scarti di lavorazione». Ma c’è anche un problema di carattere patrimoniale, «poiché alcuni terreni sono intestati al Ministero dell’agricoltura (che non sa nulla), altre aree sono intestate alla Regione (che però ha costruito in diritto trentennale di superficie, tempo ormai trascorso), le peschiere di sverno sono, invece, intestate alla Provincia».
La Consulta punta a superare alcuni nodi: gli insufficienti volumi d’acqua dei canali di adduzione o di deflusso, la scarsa funzionalità e profondità del canale circondariale interno, poi «le paratie e le chiaviche vanno risistemate. Stessa necessità per i lavorieri. I casoni storici (Ussarola e Campo) meritano attenzione se si vuol utilizzare Campo come circuito di turismo naturalistico».
Il principale obiettivo «è la salvaguardia della specie Anguilla europea, in pericolo critico di sopravvivenza: Valle Campo dovrebbe diventarne il “santuario”, a partire dal centro di raccolta e di svezzamento delle superstiti “cieche” che andrebbero in parte recuperate in Fattibello o nella Sacca di Goro, insieme con i ragani, per essere seminati in Campo».
La Consulta pensa anche all’aspetto didattico con «un centro ittiogenico e di pre-ingrasso per lo studio e l’applicazione, che potrebbe sorgere negli spazi dell’ex impianto pilota, alimentato da celle fotovoltaiche».
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