Ferrara, niente tampone: bambino in quarantena. Oggi la svolta: sì al salivare
Il piccolo è autistico e non riesce a fare il naso-faringeo. Ma il salivare gli era stato negato spiegando che i kit erano pochi. E l'Asl precisa: anche il test molecolare era stato ritenuto troppo stressante per il piccolo, la disponibilità c'è
FERRARA. Non è nelle condizioni di affrontare un tampone in modalità drive, quello salivare invece non glielo fanno fare con la motivazione che «sono in numero esiguo». Allora non resta che la quarantena: 14 giorni a casa e senza Dad, quanto basta per vanificare mesi di terapia. Perché Francesco, un alunno di quinta elementare, è un bimbo autistico, e i problemi della pandemia, per lui e la sua famiglia, sono amplificati. A raccontare la vicenda è la mamma Barbara, delusa e amareggiata per «una situazione ingiusta e assurda, oltre che un grave disservizio».
Qualche giorno fa nella classe di Francesco di registra un caso di positività. «Siamo stati convocati per fare un tampone in modalità “drive”, non certo la più adatta per Francesco. Ho cercato di prepararlo adeguatamente, ma gli operatori non sono stati in grado di eseguirlo». Il piccolo torna a casa e viene messo in isolamento, ma la mamma si attiva per cercare una soluzione e scaricando le indicazioni del ministero scopre che per persone fragili e non collaboranti si può utilizzare il tampone molecolare salivare, molto meno invasivo di quello naso-faringeo.
A questo punto comincia una serie di telefonate al medico pediatra, allo specialista neuropsichiatra e infine all’Ufficio igiene «dove mi spiegano che i tamponi molecolari salivari sono in effetti previsti per il nostro caso, ma non hanno intenzione di farlo a Francesco perché ne hanno in numero esiguo, e se si sapesse che c’è questa possibilità avrebbero troppe richieste». Conclusione: Francesco deve stare in quarantena per due settimane. E l’altro fratellino deve fare due tamponi a distanza di dieci giorni per monitorare la situazione.
Barbara quasi non crede alle sue orecchie. E poi, non è forse questo un caso per cui varrebbe la pena “consumare” un tampone salivare? Perché se per ogni bimbo 14 giorni di isolamento sono una tortura, per un bimbo autistico sono un danno incalcolabile.
La didattica a distanza non è praticabile, ma soprattutto Francesco non è isolato solo dai suoi compagni, senza sport e passeggiate, ma anche dai professionisti che si occupano della sua terapia, che peraltro «eseguiamo in maniera totalmente privata sostenendo costi molto importanti, dato che il servizio pubblico non ci ha mai fornito nemmeno un’ora di terapia da sette anni a questa parte». Il rischio, anzi la certezza, è una regressione, «e chi conosce l’autismo sa di cosa parlo». A questo si aggiungono i problemi della quotidianità: in casa non può entrare nessuno al di fuori della cerchia familiare e Barbara durante la giornata deve destreggiarsi da sola tra lo smart working e la gestione dei figli, sentendosi tutti sempre più invisibili.
AGGIORNAMENTO. In merito alla vicenda è intervenuta l'Asl, comunicando che proprio oggi (29 ottobre) il bimbo è stato sottoposto a tampone salivare. L'azienda inoltre fornisce la sua versione dei fatti, sostenendo che nessuno ha chiamato la mamma per dirle che era impossibile effettuare il tampone per via della loro scarsità, ma che tutti i passaggi erano stati concordati con la pediatra e la mamma, offrendo anche la possibilità del salivare. Possibilità, quest'ultima, che la pediatra aveva ritenuto troppo stressante, e per questo motivo era stata disposta la quarantena. L'Asl dichiara di essere disponibile a effettuare il tampone, cosa che è avvenuta appunto oggi.
Alessandra Mura
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