Scoperto in carcere col cellulare Detenuto patteggia tredici mesi
Prima sentenza in Italia a seguito di un arresto per un reato “giovane” Il recluso, in cella a Ferrara, deve già scontare pene fino al 2028
Il processo
Stringendolo nel pugno l’L8Star, il mini-telefono più piccolo del mondo (è alto 7 centimetri), letteralmente scompare ma può essere nascosto senza dare nell’occhio anche in un taschino. È pronto all’uso però come qualsiasi altro cellulare. In sostanza è l’ideale per chi deve comunicare dalla cella di un carcere, dove l’uso del telefono è vietato ai detenuti.
In effetti l’atto non è solo vietato ma punito per legge, come ha appreso ieri – con sentenza – A. M., cittadino albanese di 45 anni, arrestato in flagranza di reato mentre utilizzava il telefono nel penitenziario di Ferrara. L’uomo, che ha un cumulo pena da scontare fino al 2028 per reati inerenti lo spaccio degli stupefacenti, ha patteggiato ieri 13 mesi e 10 giorni di reclusione. Si tratta della prima sentenza a livello nazionale per un arresto (eseguito in carcere) che applica un articolo recentemente introdotto nel codice penale, il 391 ter che sanziona l’ “accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti”. Il recluso, se scoperto, rischia da uno a quattro anni. Il processo si è svolto per direttissima di fronte alla giudice Sandra Lepore; a sostenere l’accusa, la viceprocuratrice onoraria Stefania Borro. A.M. era rappresentato dall’avvocato Diego Dell’Anna. Il legislatore ha introdotto nell’ordinamento la nuova legge per cercare di contenere un fenomeno (la detenzione di strumenti che possono agevolare la comunicazione dei detenuti con l’esterno) che si sta espandendo negli ultimi anni con un ritmo ritenuto preoccupante. È stato lo stesso coordinamento della Dda, che entra in azione per i reati di particolare pericolosità sociale, a seguire da vicino il caso in collaborazione con la Squadra mobile di Bologna e la penitenziaria di Ferrara, «in quanto la disponibilità di un cellulare durante il periodo di detenzione, oltre a consentire il prosieguo di intenti e obiettivi criminali permette al possessore di esercitare la supremazia nell’ambito dei rapporti carcerari e mantenere continui contatti con l’ambiente criminale esterno». Resta un aspetto non chiarito nella vicenda, come in altre dello stesso tipo: quale strada ha seguito il mini-cellulare per entrare in carcere e finire nelle mani di A.M.?
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