Mancano camerieri e cuochi? Zagatti (Cgil): contratto provinciale
All’allarme degli imprenditori turistici e ristoratori risponde il sindacato «Serve un nuovo strumento per salario e flessibilità, più controlli»
L’intervista
Ristoratori e albergatori non riescono a riportare nei locali i giovani camerieri, cuochi, addetti alle camere, “emigrati” nella pandemia in altri posti di lavoro. A rischio ci sono aperture a pranzo dei ristoranti ma anche la piena ripresa dell’intero comparto turistico. C’è modo di affrontare a livello locale il problema? La risposta di Cristiano Zagatti, segretario Cgil, è sì.
Come si risponde all’allarme di Confesercenti e Fipe?
«È un tema serio che peraltro si pone anche in altri settori, come l’edilizia, e quindi andrebbe affrontato con una visione più ampia del mondo del lavoro a Ferrara. Per quanto riguarda nello specifico cuochi, camerieri e altri specialisti della ristorazione, va considerato che negli ultimi cinque anni le scuole professionali del territorio, Vergani e Remo Brindisi, hanno sfornato mille professionisti. Non è quindi un problema di carenza di addetti potenziali».
Gli operatori del settore dicono però che solo una parte di questi diplomati si rendono poi disponibili per le aziende del settore e a Ferrara.
«C’è evidentemente un problema d’incontro tra domanda e offerta, che va affrontato con strumenti territoriali. È una strada indicata del resto anche da Musacci della Fipe sul giornale. Siamo disponibili ad aprire un tavolo per costruire un contratto provinciale che dia risposta concrete sui temi indicati dagli imprenditori, cioè salario e flessibilità: non ci sono ostacoli legislativi, si può fare. Va poi coinvolto il soggetto pubblico appunto per rendere più fluido il rapporto domanda/offerta, e dal territorio può salire una richiesta comune per introdurre nei contratti nazionali l’elemento della stagionalità, che funziona bene in agricoltura. Va anche allacciato un rapporto con i dirigenti scolastici dei due istituti, Vergani e Brindisi, per costruire percorsi comuni. E poi c’è il tema dei controlli».
Questi posti di lavoro sono poco attraenti anche perché sottopaghe e lavoro in nero sono diffusi?
«Questi fenomeni vanno disincentivati appunto con una seria rete di controlli, a beneficio anzitutto delle imprese che lavorano correttamente. Se lavoro otto ore e me ne pagano una sola, è chiaro che vado in cerca di alternative: va riconosciuta la dignità dei lavoratori».
Ci sono strumenti che possono favorire gli accordi da lei proposti?
«Andrebbe sottoscritto il Patto per il lavoro e il clima. È da un anno che se ne parla, per tradurre a livello provinciale il patto regionale, ma poi non si arriva mai a concludere. Non so chi si opponga alla firma, ma è ora di sbloccare l’impasse».
Stefano Ciervo
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