«Giovani più aggressivi, fragili e annoiati»
Gli effetti della pandemia misurati da una ricerca promossa dal Comune. A scuola più assenze e minor rendimento
La pandemia non ha avuto un impatto solo sulla salute fisica delle persone. La paura di ammalarsi, l’isolamento, il timore di perdere i propri cari, la riduzione delle occasioni di incontro ne hanno condizionato fortemente l’equilibrio psicologico, a partire dai giovani.
Chi ha raccolto le loro testimonianze ha elencato diversi esempi di questo malessere: aumento di aggressività, maggiori assunzioni di alcol e fumo, chiusura in se stessi, disturbi del sonno, difficoltà relazionali e, nei casi più estremi, anche atti di autolesionismo. L’elenco non finisce qui: gli studiosi segnalano anche insicurezza, ansia, attacchi di panico, calo della fiducia nel sistema formativo, aumento della consapevolezza di dover espatriare per costruirsi un futuro. Tra gli effetti positivi, invece, l’aumento del desiderio di informarsi e di mettersi in gioco, di contribuire alla costruzione del mondo col lavoro e con la solidarietà.
dati e considerazioni
Questo è l’esito di un’indagine sull’impatto del Covid realizzata dall’Osservatorio Adolescenti del Comune di Ferrara (l’unica realtà in Emilia-Romagna che si occupa di ricerca sociale sugli adolescenti e una delle pochissime a livello nazionale) su un campione di 20.750 studenti in tutta la regione, di cui 1. 393 stranieri: 11-19 anni la fascia di età considerata. La ricerca è stata presentata in questi giorni nel corso di una conference call tra esperti delle diverse province.
«Come unità operativa “Nuove generazioni” del Comune di Ferrara, che ringrazio, stiamo lavorando per dare pieno protagonismo ai ragazzi, realizzando momenti di ascolto e confronto – afferma l’assessore comunale Micol Guerrini –. Altri interventi, d’intesa con la collega Kusiak e con i fondi dell’ufficio di piano, sono rivolti all’organizzazione di spazi di ascolto contro l’abbandono scolastico». Le restrizioni sociali «hanno prodotto un aumento esponenziale di senso di solitudine, noia, rassegnazione, tristezza demotivazione. Effetti questi che si sono riscontrati in particolar modo nella fascia 18-19 anni», ha detto Sabina Tassinari dell’Osservatorio adolescenti, coordinatrice dell’indagine.
L’emergenza sanitaria ha cambiato le abitudini, aumentando – in primis – l’utilizzo di chat (segnalato nel 65,1% dei casi), e lo “stare da soli” (nel 58,7%). Si evidenzia inoltre una riduzione dell’attività sportiva (-55,5%) e il ricorso ai videogiochi (39,5%). Nella fascia 18-19 anni sono aumentate le tensioni familiari, come indicato dal 39,7% degli intervistati. L’eccesso di cibo è percepito come particolarmente problematico da oltre il 35% dei 18-19enni, mentre l’80,3% dei giovani hanno ammesso di aver incrementato il fumo e il 65,9% l’assunzione di alcolici. L’aggressività è indicata come effetto della pandemia dal 29,5% dei 16-17enni. Negli stranieri di seconda generazione nel 6,6% dei casi addirittura si rivela la spinta a praticare atti di autolesionismo. Il senso di solitudine è particolarmente percepito dalle ragazze (65,1%, è il 43,8% per i maschi). Aumenta l’interesse e l’informazione. Il 36,7% segue regolarmente i Tg, il 10,7% attinge le news dal web. Dopo la pandemia è più forte la spinta alla solidarietà: il 31,6% delle studentesse e il 25,1% degli studenti la indicano come prioritaria. A scuola sono aumentate le assenze nel 17,9% dei casi e nel 22,3% si segnala un peggioramento del rendimento. Tra gli effetti della didattica a distanza la “noia” è indicata come principale scoglio (61,4%).
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