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L'INTERVISTA

Ferrara, nuovi investimenti per ricerca e didattica: la svolta di Unife

Gian Pietro Zerbini
Ferrara, nuovi investimenti per ricerca e didattica: la svolta di Unife

Da oggi inizia l’era Ramaciotti: «Così cambierà il nostro ateneo»

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FERRARA. Oggi, festa di Ognissanti, è un giorno storico per Ferrara e soprattutto per la sua università. La professoressa Laura Ramaciotti si insedia come nuovo rettore e per la prima volta quindi l’ateneo estense è guidato da una donna. Dopo l’elezione avvenuta nel luglio scorso da oggi è ufficialmente alla guida di Unife. Si chiude l’era Zauli e si apre quella Ramaciotti, che si preannuncia già ricca di programmi e idee, con un giusto mix di consolidamento e di rinnovamento.

Professoressa Ramaciotti, lei è la prima donna rettrice in oltre 630 anni di storia dell’università di Ferrara, cosa si prova?

«Una grandissima emozione, a prescindere dal genere sicuramente, è apprezzabile che molti colleghi maschi abbiano tenuto in considerazione l’aspetto più rilevante della competenza, andando oltre le barriere preconcette legate al genere e al ruolo che una donna può e deve avere nell’ambio della pubblica amministrazione. È importante a mio avviso che Unife abbia dato un segnale importate e anche a livello nazionale c’è un cambiamento di mentalità».

Avrà già pensato a suoi più stretti collaboratori immagino. Come prorettore, per caso, ha scelto una donna?

«Proprio così, sarà una prorettrice. Una scelta sia ben chiaro dettata ancora una volta guardando alla competenza e non al genere, all’impegno molto istituzionale nei ruoli che ha ricoperto e alla capacità di svolgere i suoi compiti in modo esemplare. Non ho pensato che dovesse essere per forza una donna, ma ho cercato un profilo che potesse incarnare bene questo ruolo. Alla fine ho fatto una sintesi su questa figura professionale».

E quindi la scelta è caduta su...?

«Sarà la professoressa Evelina Lamma del dipartimento di Ingegneria ad avere il ruolo di prorettrice vicaria, una persona di grandissime capacità».

La sua squadra a questo punto più che le quota rosa salvaguarderà le quote azzurre?

«Guardi, sono contraria alle quote di genere, la scelta dei miei collaboratori più stretti è sulle capacità professionali. Sto facendo ancora delle riflessioni ma posso assicurare che si saranno anche degli uomini».

E ancora maschilista l’ambiente universitario o oltre ai “baroni” stanno emergendo anche le “baronesse”?

«Un po’ sì, l’università in generale è ancora maschilista, soprattutto in certi settori scientifici. D’altra parte basta guardare anche quante donne rettrici ci sono in Italia, siamo un 10%, una quota decisamente bassa. È comunque è abbastanza recente questa svolta di ruoli apicali al femminile. È un segno evidente e tangibile comunque che il mondo universitario è abbastanza orientato al genere maschile, comunque qua a Ferrara è stato dato un segnale importante».

In questi mesi successivi alla sua elezione avvenuta lo scorso luglio quali sono le cose che secondo lei sono da cambiare? Quale saranno i suoi primi provvedimenti?

«Cercherò, come dicevo nel programma di mandato presentato in campagna elettorale, di consolidare infrastrutture e servizi all’interno del nostro ateneo e per fa sì che questa importante crescita in termini di numero di studenti e del corpo docenti avvenuta in questi anni possa assestarsi al meglio, per rendere un assetto stabile all’interno del nostro ateneo. Ogni crescita si porta dietro la necessità di un equilibrio di tante cose, la mia missione è consolidare gli interventi, irrobustendo certe attività e servizi, ampliando investimenti anche nella ricerca».

Sono in programma quindi nuovi investimenti? Quali sono i settori che ne beneficeranno?

«Certamente, ci saranno interventi per investire sia sulle infrastrutture, sia nella ricerca e anche nella didattica. Il Covid ha spronato tanti giovani che prima, per ragioni personali o professionali, non si erano avvicinati al percorso universitario. Il tema della didattica a distanza ha reso più vicini segmenti di studenti che per vari motivi, lavorativi o logistici, faticavano nel percorso universitario. Anche per questo c’è stato un incremento delle iscrizioni nel sistema universitario e noi abbiamo il dovere di non abbandonare queste tipologie di studenti anche dopo l’emergenza covid, accompagnarli nel loro percorso a distanza, in particolare chi è all’estero o ha difficoltà a frequentare in presenza. Occorre quindi differenziare l’offerta a seconda della tipologia dello studente».

Si accennava a nuovi investimenti e progetti infrastrutturali da realizzare. Come intende muoversi?

«In questi mesi ho condiviso con il nostro ufficio tecnico una serie di interventi che ci apprestiamo a realizzare fin da subito e riguardano gli spazi alla didattica. Siamo analizzando diverse progettualità per creare più spazi e aule».

Tra queste anche un segmento dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli, lato via Scandiana?

«Certo, è inserita anche questa tra le progettualità da investire per incrementare le aule. D’altra parte anche le altre università stanno cercando nuove collocazioni per venire incontro alle esigenze degli studenti».

La didattica a distanza ha creato problemi e proteste tra gli studenti. A fine settembre c’è stata anche una partecipata manifestazione studentesca in piazza. Cosa risponde?

«Ho ben presente le problematiche legate alla didattica a distanza e come dicevo stiamo lavorando per cercare nuovi spazi da adibire ad aule per le lezioni in presenza».

Lei ha avuto come insegnante di riferimento il ministro Patrizio Bianchi, già rettore di Unife. Gli ha chiesto qualche consiglio?

«Il Maestro rimane a vita. Posso dirle che con Bianchi ci sentiamo quasi tutti i giorni, ragioniamo su idee e progetti. Un Maestro serve proprio a questo, quindi di consigli gliene chiedo sempre».

A adesso che è anche ministro a maggior ragione...

«Bianchi non ha avuto bisogno di diventare ministro per diventare per me una figura professionale di assoluto riferimento».

Quando è stata eletta si è detto che lei era la candidata della continuità della linea Zauli, corrisponde al vero?

«Ogni mandato ha le sue caratteristiche e le sue peculiarità per cui non c’è mai nulla di identico al passato. Valorizzerò ciò che di buono è stato fatto, perché sono contraria a resettare tutto, ma si faranno molte cose diverse e nuove, vedrete. Ma questo francamente è auspicabile in ogni contesto della vita».

Quali sono i legami da rafforzare tra l’Università e Ferrara?

«Ferrara è una città universitaria in senso assoluto, i legami da rafforzare non sono solo con le altre istituzioni pubbliche, ma si spera di dare un valore aggiunto a tutto l’indotto cittadino e anche a continuare a lavorare come ho sempre fatto in questi anni con le rappresentanze dell’imprenditoria. Ho già preso contatti con le imprese con le quali ho sempre avuto un dialogo dal punto di vista scientifico».

Lei è una economista molto competente, in particolare di economia industriale, con il Pnrr ci sono davvero possibilità di crescita o sono solo slogan per dare segnali di ottimismo in un momento in cui il morale anche per il Covid è per molti a livello dei tacchi?

«Questi fondi arriveranno veramente, ci saranno davvero tante risorse che si intrecceranno con il Pnrr, oltre ai fondi regionali del nuovo Por e a quelli nazionali. Proprio per questo sarà importante pianificare le progettualità e irrobustire i network che già abbiamo con altre istituzioni di ricerca e di imprese private, cercando di differenziare le progettualità in base alle linee di finanziamento. Opportunità ce ne saranno tante, l’importante e saperle cogliere, preparandosi bene per tempo».

Dal punto di vista economico Ferrara è sempre un passo indietro agli altri territori della regione Emilia Romagna e spesso soccombe anche rispetto alle vicine Rovigo e Mantova. Cosa occorre secondo lei al territorio per rilanciarsi?

«Il tema dell’innovazione viene trattato ormai da vent’anni, mettendo al centro il capitale umano, puntando anche su quella che viene definita l’economia della conoscenza, importante sia a livello europeo che locale. Il tema dell’innovazione è centrale perché passa attraverso la differenziazione, il vantaggio competitivo e il valore aggiunto rispetto a chi offre prodotti e servizi similari per poter competere a livello globale. L’università continuerà ad avere un ruolo centrare nel fare rete, offrendo ricerca e didattica al servizio del territorio. Se questa viene condivisa con l’impresa può essere un driver importante per lo sviluppo».

Si accennava agli investimenti importanti, tra questi uno è stato appena avviato e riguarda il polo didattico di Medicina a Cona. Come siamo messi?

«È un progetto importante, con un investimento significativo, finalizzato a consolidare le infrastrutture didattiche e ospitare al meglio le attività che rivolgiamo ai nostri studenti».

I rapporti con le altre università?

«Abbiamo ottimi rapporti con le altre università del territorio. Ho avuto di recente un incontro con i vertici degli altri atenei e abbiamo espresso volontà e interesse a coordinarci e mantenere un dialogo costante e attivo per consolidare gli obiettivi sia sotto il profilo della didattica sia della ricerca».

Il mega progetto di via Savonarola da 44 milioni di euro, il più grosso cantiere del cratere del sisma Emilia 2012, con quattro palazzi da ristrutturare tra cui la storica sede del rettorato a Palazzo Renata di Francia, stenta a decollare. Ci sono buone prospettive almeno per l’anno nuovo?

«Proprio in questi giorni ho ripreso i contatti con la Regione, ci dobbiamo vedere con i rappresentati regionali per la ricostruzione e riprendere le fila di questa progettualità. Attendavamo l’insediamento per incontrarci e discutere anche di questa problematica».

Entro la fine del suo mandato (2027) riuscirà a riportare finalmente il rettorato in via Savonarola?

«Ci proviamo, anche se sulla tempistica è meglio non sbilanciarsi, l’importante è risolvere la situazione».

Ci saranno nuovi corsi di studi tra i suoi progetti?

«Sicuramente. Ne stiamo valutando alcuni, proprio come si diceva prima, per andare incontro al fabbisogno di nuove professionalità e ampliare il ventaglio dell’offerta per i nostri studenti. Prenderemo comunque una decisione in comune sulle scelte».

Il corso di laurea in agraria?

«In un territorio come il Ferrarese è molto importante. Si occupa di tematiche attuali in quell’ottica di interdisciplinarietà delle competenze che diventa imprescindibile».

Ai molti ragazzi di oggi si dice, più che in passato, “non fare l’università che perdi tempo, ma trova subito un lavoro”. Cosa ne pensa di questa affermazione che affossa in pratica tutto il lavoro e la filosofia che sta alla base dell’attività universitaria?

«Sono ovviamente in disaccordo con questa opinione, perché senza strumenti, conoscenze e competenze al giorno d’oggi, in fase di specializzazione e interdisciplinarietà, non si hanno poi le carte adeguate per affrontare il mondo del lavoro come si deve, anche in un’ottica di far crescere il Paese.

Molti spin-off sono stati creati in questi anni da Unife per collegare la didattica al mondo del lavoro, creando importanti aziende che poi sono diventate anche importanti realtà territoriali e di supporto all’economia locale. Si rafforzerà anche questo particolare segmento?

«Senz’altro, è uno degli strumenti che vanno utilizzati per valorizzare la nostra ricerca e per incentivare i nostri giovani, favorendo la possibilità di fare gli imprenditori di se stessi. È un tema tra l’altro che ho studiato tantissimo nel mio percorso scientifico e ritengo sia un buono sbocco nel mondo del lavoro per coloro che sono attratti dalla sfida di mettersi alla prova in un’attività di autoimprenditorialità».

Oggi lei diventa la nuova rettrice di Unife e domani si siederà sulla poltrona dell’ufficio del comando. Quale sensazione prova?

«Non le nascondo che sarà una grande emozione e avverto un senso di responsabilità per le tante cose che si dovranno fare da oggi in avanti».

Le mancherà l’insegnamento e la sua attività didattica?

«Sicuramente, ma spero che continuerà nonostante gli impegni per il nuovo incarico. Non abbandonerò del tutto la didattica».

Oltre alla sua attività professionale, ha qualche hobby che coltiva nei ritagli di tempo?

«Sono sempre stata un’appassionata di arte, prerogativa che ho ereditato in famiglia, avendo un parente che aveva una galleria d’arte e una zia che dipingeva. Pur avendo studiato e abitando a Bologna, e andando appena posso in giro per mostre, però Ferrara, la mia città natale e di lavoro, mi offre tante possibilità per alimentare questa mia passione per l’arte».

E poi?

«E poi c’è mia figlia Giulia, ha 9 anni. In realtà è lei la mia vera e primaria passione».

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