«Voglio cambiar banca Ma in Credem mi stanno ostacolando»
Il racconto allarmato di una risparmiatrice ex Caricento «Dopo la fusione condizioni peggiori, c’è un esodo in corso»
Fabio Terminali
CENTO. Hanno più di un piede sulla porta, anzi vogliono proprio andarsene, portare fuori da Credem i loro denari. Ma in tanti non riescono a farlo. «Io sono una di loro, la banca da più di un mese alla mia richiesta sta temporeggiando: se la situazione non si risolve al più presto, mi rivolgerò a un legale».
È una risparmiatrice a raccontare, preferendo l’anonimato, la sua vicenda da cliente dell’ex Caricento, istituto che in estate è stata incorporata in Credem. Quello fu un passaggio critico ed è alla base degli attuali malumori. «Abbiamo dovuto subire molti disservizi, con i correntisti che si precipitavano in filiale per saperne di più – sostiene la donna – e i dipendenti non erano stati formati a dovere, come dissero i sindacati. Da allora tutto è cambiato in peggio: zero servizi allo sportello, estratti conti illeggibili, scarsa trasparenza sulla gestione dei titoli e sulle commissioni. C’è una differenza abissale rispetto a prima: Credem valuta i clienti in base al portafoglio, non sono una loro priorità».
Passando al caso specifico, la critica prende corpo. «Da una decina d’anni – dice la risparmiatrice – avevo un’assicurazione piuttosto corposa, depositata in Caricento. Ero soddisfatta, la banca aveva una equipe apposita per la gestione. Dopo il passaggio in Credem, le condizioni sono cambiate: l’istituto si avvale di una fiduciaria controllata da cui bisogna per forza passare, è un’architettura che non consente al cliente di avere più il controllo».
«Dopo la fusione – prosegue la donna – sono stata contattata dai dirigenti di Credem: volevano firmassi il mandato ma io fortunatamente non l’ho fatto, ho bloccato il capitale e l’assicurazione è stata disponibile, nell’arco di 30 giorni ha bonificato l’importo. Non così la banca: ho chiesto il trasferimento telematico di un dossier di titoli a un altro istituto di credito, ma ci sono riuscita solo in parte. È un modo scorretto di comportarsi».
Il gruppo bancario a base reggiana ha detto di non preoccuparsi e che nulla sarebbe cambiato, offrendo di pagare l’imposta di bollo per due anni: «Capisco facciano di tutto per non perdere clienti, ma non voglio trattamenti speciali. Penso alle persone che si fidano, vengono trattate come il classico “parco buoi”. Ma in tanti vogliono uscire, c’è un esodo in corso».
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