«Eravamo “angeli del Covid” Adesso siamo senza futuro»
Le sanitarie dell’Osco Copparo chiedono chiarezza: «Servizio chiuso sei mesi da venerdì Non sappiamo dove andremo» Atteso confronto Pagnoni-Asl
COPPARO. Faccia a faccia con il sindaco Fabrizio Pagnoni, sulla prossima chiusura temporanea dell'Osco di Copparo: un incontro in vista di quello che Pagnoni ha chiesto all’Asl (domani?), per avere spiegazioni sul futuro delle lavoratrici della struttura che ieri hanno espresso preoccupazioni e tanto altro al primo cittadino. Una decina di operatrici, in rappresentanza delle sedici complessive - otto infermiere e otto Oss - hanno portato a Pagnoni le proprie richieste: «Naturalmente – dice Pagnoni dopo l’incontro - accolgo ogni contributo che possa essere utile, perché il colloquio con l’Asl sia proficuo per il personale e per gli utenti del nostro presidio territoriale, in primo luogo perché i lavori previsti siano il meno impattante possibile».
Infermiere e Oss hanno inteso testimoniare un disagio e una preoccupazione, già segnalate da Mirella Boschetti di Fials: «Abbiamo saputo della chiusura di almeno 4/5 mesi solo lo scorso 23 ottobre - hanno argomentato al sindaco -. Dopo la riunione del 26 ottobre, ancora oggi, a due giorni dalla sospensione del servizio, fissata a venerdì, non ci è stata comunicata la nostra destinazione: se Cento, Delta o Argenta. Ancora non abbiamo una risposta».
Le lavoratrici hanno dunque richiesto un incontro con l’Asl. «Una chiusura imminente, senza informazioni né tavoli di trattativa, rappresenta un problema sotto un duplice punto di vista: per la cittadinanza e per noi professioniste» hanno spiegato. E per il futuro, «come abbiamo avuto modo di verificare dalle telefonate di questi giorni, gli utenti si troveranno in grande difficoltà, specie nel caso di pazienti fragili, con tutte le problematiche del caso. Siamo operatori esperti, che hanno sempre dato il massimo, con coscienza e dignità: da “angeli del Covid” ci sentiamo adesso trattati senza rispetto non sappiamo ancora quale sarà la nostra sorte».
La soluzione? Le operatrici si sono dette convinte che il reparto potrebbe rimanere aperto alla Casa della Salute, al primo piano, «spostandosi temporaneamente in quegli spazi dove ci sono stanze vuote, ambienti riscaldati e a norma rispetto l’antincendio».
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