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I pescatori e le morti scordate nel libro di Odino Passarella

Katia Romagnoli
I pescatori e le morti scordate nel libro di Odino Passarella

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GORO. Un inizio di presentazione che è stato anche un pieno di elogi per l’autore: «Odino ha compiuto un lavoro meritorio – ha detto Davide Guarnieri storico e direttore dell’Archivio di Stato di Ferrara – raccogliendo un pezzo della memoria storica della comunità che se ne stava andando. La memoria è fondamentale per la nostra vita, serve a ricordare cosa è successo ad anni di distanza, affinché certi eventi non accadano più».

Nelle parole di Guarnieri è condensato il significato profondo che Odino Passarella, storico collaboratore de la Nuova Ferrara, ha trasferito nel suo libro “Goro, i suoi pescatori e le morti dimenticate”, presentato ieri sera nell’aula consiliare. All’evento hanno preso parte, in mezzo al pubblico, alcuni dei protagonisti di una serie di episodi atroci, avvenuti durante la guerra di Liberazione dal nazi-fascismo, culminati con il sacrificio estremo di «vittime innocenti, nostri compaesani», come ha evidenziato la sindaca Marika Bugnoli, indossando la fascia tricolore. Atti di morte originali, testimonianze, riconoscenze al merito, immagini in bianco e nero, racchiusi in 230 pagine, ripercorrono la storia di una comunità di pescatori, «alla quale Odino ha dato un grande contributo – ha detto l’ex sindaco Diego Viviani –, attraverso un’operazione di salvaguardia della memoria».

Claro Menegatti, presidente del Cineclub Fedic di Lagosanto, ha posto in luce il nesso inscindibile tra sopravvivenza e testimonianza ed il concetto di coralità, poiché «c’è una comunità che si è messa a disposizione, per salvare la memoria del territorio».

Sentito l’intervento dell’autore che, ricorrendo al dialetto, strumento di comunicazione diretto, ha eccepito che «non ho scritto io questo libro, ma lo hanno scritto i protagonisti con le loro testimonianze. Io volevo capire, approfondire quanto era successo durante la seconda guerra mondiale». In prima fila, commosso, ha annuito uno di quei protagonisti, Fiorindo Soncini, 90enne, che a 12 anni, il 20 agosto 1944, nella strage di Scardovari, ha visto morire il padre. Un lavoro di scavo nella memoria di sopravvissuti, di figli e parenti di quei goresi, come Angelo e Giovanni Viviani, saltati su una mina galleggiante, durante una battuta di pesca.

Katia Romagnoli

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