«L’Arcobaleno, il simbolo di tutti i diritti»
Più di 400 persone, tra cui moltissimi giovani, al corteo promosso da Arcigay contro l’omofobia e ogni forma di violenza
Marcello Pulidori
Più di 400 persone, in gran parte giovani e giovanissimi, con in testa dall’inizio alla fine la portavoce Manuela Macario, hanno partecipato ieri pomeriggio al corteo di protesta contro l’omofobia e contro, come è stato urlato a più riprese, «ogni tipo di aggressione, di violenza e di fascismo». Dal raduno avvenuto davanti alla sede di Arcigay in via Ripagrande, il serpentone ha poi percorso Porta Reno facendosi largo tra i diversi eventi che Piazza Trento-Trieste ieri ospitava. Il capolinea è stato, ancora una volta, il Muretto dell’Eccidio del Castello (15 novembre 1943), luogo simbolo per eccellenza della strenua difesa dei diritti, luogo che la stessa Macario ha preso in prestito quando ha ricordato «che queste vittime, le persone che qui morirono nel 1943 furono a loro volta colpite dai loro carnefici perché non volevano sottostare al regime fascista. La stessa libertà – ha proseguito Macario – che oggi qualcuno, anche dentro le istituzioni, ci vorrebbe negare. Ecco perché avvengono fatti come quello che ha avuto come teatro Galleria Matteotti dove persone libere sono state aggredite da chi non conosce il significato e il valore della parola libertà». Chiarissimo il riferimento all’episodio avvenuto domenica scorsa con insulti rivolti a un gruppo di attivisti Lgbt, una vicenda che ha suscitato polemiche a pochi giorni dalla bocciatura in Parlamento del disegno di legge Zan. E per questo, e in nome di questi valori, è risuonata più volte dal ventre del corteo quel «siamo tutti antifascisti, siamo tutti arcobaleno» che alla fine è stato il tratto distintivo di questa manifestazione. Alla quale, mischiati tra i tanti giovani, hanno partecipato, tra gli altri, il coordinatore di Sinistra Italiana, Sergio Golinelli; il consigliere comunale Pd, Francesco Colaiacovo, e moltissimi esponenti a vario titolo della Sinistra e delle associazioni. Insomma, la libertà di ognuno di «fare le proprie scelte rispettando quelle degli altri, ma anche senza la paura di essere additato, o ancora peggio aggredito».
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