Prepariamoci a nuove bufale
Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara
Quando trent’anni fa entrò in vigore l’obbligo delle cinture di sicurezza, con un tocco di genialità tutta partenopea, qualcuno stampò magliette bianche con una banda nera in diagonale. Così, giusto per gabbare i controlli. Come si dice, fatta la legge, trovato l’inganno. Un proverbio di cui deve essere accanita sostenitrice anche la dottoressa di Como protagonista di una notizia finita ieri nelle rassegne stampa. Non essendo evidentemente una fanatica né di Pfizer né di Moderna, pare abbia convocato un gruppo di pazienti in un centro vaccinale simulando l’iniezione, prima di far sparire le fiale in qualche cestino. Siamo arrivati anche a questo, proprio mentre si muove la poderosa macchina per la terza dose e mentre arrivano apparenti buone notizie sul fronte della ricerca contro il Covid: un paio di nuove pillole che sarebbe in grado di ridurre il rischio di finire in ospedale. Premesso che il miglior guardiano del virus resta sempre il vaccino, e ce lo dicono i dati sui posti occupati nelle terapie intensive, i nuovi farmaci sono prodotti da Merck e Pfizer. E già c’è da tremare. Non per la bontà del prodotto, la cui certificazione spetta all’Ema, ma per l’inevitabile congresso che si aprirà (in sessione speriamo non permanente) sui social network. Programma dei lavori: “La pillola e il potenziale rischio di calvizie”, “Effetti dell’antivirale sulla formazione dell’acne”, “Microchip e dintorni”. Vediamo il lato buono: i nuovi farmaci dovrebbero irrobustire il muro contro il Covid e se, in cambio, dovremo sorbirci il dibattito degli improvvisati cattedratici, lo sopporteremo. Piccola nota: le famose t-shirt con le finte cinture di sicurezza non furono mai distribuite. Ne furono prodotte appena un centinaio da uno psichiatra napoletano, Claudio Ciaravolo, che creò ad arte la leggenda per studiare quanto si sarebbe propagata. Insomma, un’antesignana delle attuali fake news. Oggi pure lui potrebbe impallidire davanti ai progressi del settore.
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