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Circondato e picchiato dal branco, in trenta contro uno: sedicenne ferito a Ferrara

Parla il papà del giovane aggredito sabato sera in piazza Ariostea: rischia la sordità da un orecchio, sta soffrendo tanto


09 giugno 2022 Sergio Armanino


FERRARA. Un pestaggio, come quelli che una volta si vedevano solo nei film, magari in particolari realtà americane, tipo quelle che hanno reso tristemente famoso il Bronx. Invece no, siamo nella civilissima Ferrara, la New York del ’500, la città degli Este, del Tasso e dell’Ariosto. Ecco, proprio nella piazza dedicata al cinquecentesco Ludovico capita che a mezzanotte di sabato scorso un ragazzo di 16 anni venga circondato da una trentina di giovani poco più grandi di lui e massacrato di botte, preso a calci e pugni: c’è chi colpisce duro, c’è chi sta a guardare. Poi qualcuno si accorge del trambusto, si avvicina, il “branco” scappa. A terra rimane lui, con un timpano perforato in quattro punti, dolore ovunque. Specialmente dentro, nel profondo del proprio cuore, della propria coscienza.

DIAGNOSI E PROGNOSI

Il racconto dell’accaduto è comparso ieri sulla pagina Facebook della mamma di quel ragazzo, che proponiamo integralmente. Ieri abbiamo però anche approfondito la questione parlando con il papà: per quel che può contare in una città piccola come Ferrara, omettiamo i nomi, a tutela del minore coinvolto.

«Mio figlio pestato con violenza inaudita Com’è possibile accada nel ritrovo dei giovani?»

Anzi tutto, chiariamo le condizioni sanitarie del ragazzo: «È da rivedere fra 30 giorni - spiega il papà -, non sente da un orecchio. Ha quattro buchi nel timpano, tre si spera possano guarire, il quarto difficilmente potrà rimarginarsi».

E non è l’unica ferita che dovrà essere curata. Ci sono quelle invisibili, che pure lasciano segni profondi: «È stato fermato, accerchiato, picchiato: lui dice che sono ragazzi più grandi, probabilmente maggiorenni, di 17, 18, 19 anni».

FERITE INTERIORI

Ecco, quel “lui dice” è già spia di un racconto in divenire, che avrà bisogno di tempo per raggiungere una forma definitiva. E si evince sempre più dalle parole del papà, dal dialogo di ieri mattina con lui: «Oggi è andato a scuola, ha voglia di pensare ad altro, non vedere continuamente davanti a sé questa aggressione. È sempre stato criptico, sopporta molto il dolore e se dice che gli fa male, dev’essere forte, ma aveva delle verifiche da fare a scuola e ha preferito andarci. L’ho accompagnato e lo vado a prendere, anche per evitargli qualche sconquasso sull’autobus: non so dire quanto male stia internamente, ma vediamo che piano piano sta tirando fuori cose.... Ci vorrà un po’ di tempo, ma è giovane e forte: speriamo con il nostro aiuto e dei suoi amici riesca a venirne fuori, in fondo ha solo 16 anni».

«Vicinanza a tutti i giovani aggrediti l’ultima settimana»

Su Facebook è intervenuta anche la sorella maggiore: «Lei fa l’università, un ambiente ancora diverso, ma fa volontariato, lavora... ha più visione di noi sui giovani, eppure è rimasta sconvolta: uno vede telegiornali, legge giornali, ma non pensa mai che possa capitare a sé».

In un primo momento la famiglia pareva orientata a tenere tutto per sé, anche per evitare possibili, ulteriori aggressioni al figlio, per non esporlo a una ritorsione.

Poi, invece, è maturato un atteggiamento opposto: «Abbiamo parlato tanto, ragionato tantissimo. Domenica non volevamo fare nulla, lunedì, dopo essere stati all’ospedale, avevamo già un atteggiamento diverso e comunque il referto del pronto soccorso con 30 giorni di prognosi viene trasmesso alla polizia d’ufficio, quindi sì, presenteremo denuncia».

IL DIBATTITO

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Da qui a fare un post su Facebook che nel giro di poche ore è stato letto da mezza città, però, ce ne passa: «Abbiamo deciso di parlarne perché tutta la città non è sicura: in piazza Ariostea ci portano i bambini a giocare, sarebbe il salotto buono della movida ferrarese, invece è giusto che si sappia che ci sono delle gang e che la polizia, le forze dell’ordine siano informate. Quello che è successo è brutto, per un ragazzo di 16 anni è bruttissimo: non vogliamo che accada ad altri. Andremo a fare denuncia, ma anche tam tam su social e giornali, perché devono saperlo tutti, i genitori devono sapere che cosa succede. Ci dispiace che altri ragazzi a cui è successa la stessa cosa non abbiano denunciato, speriamo che la nostra sia la prima denuncia e dia coraggio ad altri. Vogliamo che la città venga a sapere, sia cosciente di questa cosa e che non succeda nient’altro in piazza Ariostea».

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