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Falsi imprenditori per avere il permesso di soggiorno a Ferrara

Indagati quattro consulenti fiscali e 56 extracomunitari: dichiarazioni dei redditi fabbricate ad arte per ottenere i documenti. Sulla carta erano commercianti e artigiani, ma non c’era alcuna attività


10 novembre 2021


FERRARA. Sulla carta erano imprenditori con partita Iva: commercianti al dettaglio o all’ingrosso, artigiani oppure operatori del settore manifatturiero, con personale dipendente e rapporti con clienti e fornitori. Nella realtà non c’era nulla di tutto questo: nessuna sede, inesistente la contabilità così come le attrezzature, i macchinari, il fatturato. Insomma, la stessa attività imprenditoriale era solo una farsa. Un castello di carte messo in piedi da consulenti fiscali compiacenti per ottenere il permesso di soggiorno. È quanto ha scoperto un’inchiesta del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Ferrara che ha emesso 60 avvisi di conclusione indagine. Quattro consulenti fiscali, uno con studio nel Ravennate e gli altri tre nel Bolognese, sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e devono rispondere anche, in concorso con 56 cittadini extracomunitari tutti residenti a Ferrara, di falso in atto pubblico e induzione in errore di pubblico ufficiale.

Secondo le Fiamme Gialle, i professionisti dietro compenso fornivano agli stranieri false dichiarazioni dei redditi consentendo loro di far figurare il possesso del cosiddetto “reddito sociale superiore alla soglia minima”dei 5.983,64 euro necessaria per istruire le pratiche per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, e in particolar modo quello di “lungo periodo”, il più ambito in quanto permette di spostarsi liberamente e senza limiti temporali, e di ottenere anche il ricongiungimento familiare. Una pratica che andava avanti, stando agli accertamenti, almeno dal 2014.

Le indagini della finanza sono scaturite da diverse segnalazioni di natura amministrativa arrivate all’ufficio immigrazione della Questura, a cui erano pervenute numerose domande per il rinnovo del permesso di soggiorno da parte di extracomunitari residenti nel Ferrarese.

L’esame della documentazione fiscale redatta per il rilascio dei documenti di soggiorno ha portato ad accertare che in molti casi i consulenti fiscali avevano chiesto all’Agenzia delle Entrate un’attribuzione solo “formale” della partita Iva per i loro “clienti”, perché questi ultimi in realtà non avevano avviato alcuna attività imprenditoriale. Le attività dichiarate sono state le più svariate, dal commercio al dettaglio all’ingrosso, alle attività di tipo artigianale o manifatturiero e via proseguendo. Ma nessuno di questi presunti neo imprenditori ha mai avuto una sede effettiva, attrezzature, macchinari, capannoni, dipendenti, né rapporti con clienti e fornitori. Così alla chiusura dell’anno fiscale, i consulenti compiacenti provvedevano a inserire nelle dichiarazioni presentate telematicamente al fisco per i loro clienti, i dati artefatti di una contabilità inesistente: dal fatturato alle spese, comprese quelle per gli eventuali dipendenti.

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