Il Mais biologico Federbio lancia la piattaforma per prove nei campi
Le aree hanno registrato una crescita del 125% in 12 anni Saranno organizzate giornate dimostrative nel 2022
Federbio Servizi lancia la piattaforma BioDemoFarm che mette in rete i campi dimostrativi allestiti da Fondazione Fratelli Navarra, azienda AgriSfera e Podere Stuard. La presentazione è avvenuta a Gualdo presso Il Centro Didattico “Alessandro Navarra” della Fondazione Fratelli Navarra, nel corso del convegno “Linee tecniche, innovazione e mercato del mais biologico in Italia”
«Serve però più ricerca, innovazione e soprattutto efficaci azioni di trasferimento tecnologico attraverso prove dimostrative in campo».
La ricerca
Lo ha affermato Nicola Gherardi Ravalli Modoni, presidente della Fondazione per l’agricoltura Fratelli Navarra aprendo il convegno «Linee tecniche, innovazione e mercato del mais biologico in Italia» il 5 novembre presso la sede della Fondazione a Gualdo.
Un evento che ha tenuto a battesimo il lancio della piattaforma BioDemoFarm per il mais biologico made in Italy organizzata da Federbio Servizi assieme a Fondazione Navarra, azienda AgriSfera di Ravenna e azienda sperimentale Podere Stuard nel parmense.
«La piattaforma – ha riferito Nicola Stanzani, direttore di FederBio Servizi – mette in rete le prove di campo di 4 aziende sperimentali (una quarta struttura è in allestimento in Lombardia ndr) per indentificare, nelle diverse aree vocate, la migliore combinazioni di mezzi tecnici per una gestione di precisione del mais in biologico».
I protocolli di coltivazione sono già stabiliti e nel corso del 2022, a partire già da aprile, saranno organizzate le giornate dimostrative per fare toccare con mano l’innovazione tecnica.
L’iniziativa BioDemoFarm intende infatti rispondere all’esigenza crescente degli operatori delle filiere biologiche di individuare le migliori innovazioni tecniche, tecnologiche e organizzative disponibili sul mercato e di potervi accedere in modo mirato e personalizzato. Raccogliendo così nel migliore dei modi le opportunità commerciali potenziali ancora non del tutto espresse da parte di questa coltura.
«Le superfici coltivate a mais bio – ha messo in evidenza Riccardo Meo di Ismea – hanno registrato negli ultimi 12 anni una crescita del 125% arrivando nel 2019 a quasi 19mila ettari, circa il 3% dell’intera superficie nazionale destinata a questa coltura». Si tratta soprattutto di mais da granella (più di 15mila ettari), mentre il mais da foraggio registra maggiori ritardi. Nel 2020 si è registrata una lieve flessione e l’incidenza del mais rispetto agli altri cereali bio è tornata così al punto di partenza: era il 4% 10 anni fa, è il 5% adesso.
«Una flessione che può essere l’effetto collaterale – ha spiegato Meo – dell’impennata che sta caratterizzando, nel periodo di post lockdown, i listini delle materie agricole. Il differenziale di prezzo del mais bio rispetto al convenzionale è infatti calato dal +65% del 2020 al +38% del 2021». Un differenziale che rimane in territorio comunque ampiamente positivo in favore del bio. Una minore volatilità rispetto alle variabili del commercio internazionale che in anni “normali” non potrà che rilevarsi un vantaggio.
Contratti multifiliera
Soprattutto se si riesce a recuperare lo squilibrio sempre più evidente tra il prezzo del mais bio all’origine e quello di prodotti derivati come i sostituti del pane (ad esempio le “gallette”) o i prodotti per la prima colazione, in forte crescita tra la fascia di consumatori più attenti alla salute e all’ambiente.
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