ferrara
cronaca

«Mio figlio pestato con violenza inaudita Com’è possibile accada nel ritrovo dei giovani?»

Il dettagliato racconto della madre sulla sua pagina Facebook Poi le considerazioni sulla deriva violenta in pieno centro 


10 novembre 2021


FERRARA. Una serata particolare.

Protagonista un ragazzo qualunque, un sedicenne come tanti. Location: una bellissima piazza cittadina, noto punto di ritrovo serale dei giovani (e meno giovani) e delle famiglie, nei giorni di festa. Un sabato sera come tanti: il ragazzo si ritrova nella piazza con gli amici per passare un paio d’ore insieme. Verso mezzanotte, prima di tornare a casa, si allontana dal gruppo per fare due passi con un’amica, rimanendo però sempre nell’ambito della piazza. Ad un certo punto, subito dopo uno scambio di parole tra loro con un gruppo di coetanei che sostava nell’area, dal buio emerge una trentina di individui, più grandi di loro e dall’aria minacciosa. In un attimo scatta l’aggressione: il ragazzo si trova, solo, al centro di questo gruppo di energumeni, raggiunto da pugni e calci al volto e al corpo. Inutile tentare di sottrarsi. Mentre alcuni sferrano i colpi altri lo trattengono. Tutti quelli attorno guardano, immobili. Un pestaggio in piena regola, orribile e vigliacco. Senza un perché. Fortunatamente, dopo un tempo che pare infinito, altre persone, notando la confusione, intervengono, dandogli la possibilità di scappare e trovare rifugio in un bar, dove è raggiunto dagli amici e gli vengono prestati i primi soccorsi.

Fine della storia.

Beh, che c’è?

C’è che la storia è realmente accaduta, sabato scorso, a Ferrara. La piazza era Piazza Ariostea. E il ragazzo qualunque era mio figlio. Al pronto soccorso, oltre a contusioni, ecchimosi e traumi di varia entità, hanno diagnosticato una perforazione multipla del timpano, che è come esploso sotto la furia dei colpi subìti. La prognosi è riservata. Al momento non si sa se e quando guarirà, né l’entità del danno. Ringrazio il cielo e chi è intervenuto, altrimenti il pestaggio sarebbe continuato ancora, e mi viene il terrore solo a pensare al massacro che sarebbe potuto diventare.

È accaduto sabato sera. Domenica, the day after, è stato il giorno dello shock e poi del rifiuto. Del “non è successo niente”. Niente di così grave, passerà. Poteva andar peggio.

Ieri quello della progressiva consapevolezza. Dell’ospedale, delle visite, delle espressioni gravi dei medici. Cominci ad emergere dal torpore e a capire che la questione è seria. Molto. E quel pensiero fisso e angosciante che riempie la tua mente ad ogni istante.

Oggi, martedì è il giorno dello sconforto misurato e pragmatico, e soprattutto delle riflessioni a mente fredda.

Mi chiedo come sia possibile che accadano cose del genere in una piazza come quella. Dove, è noto, si concentra la quasi totalità dei giovani il sabato sera. Mi è stato riferito da più fonti che non si tratta affatto di un caso isolato o straordinario, ma che eventi del genere, schiamazzi, risse, pestaggi, avvengono spesso e sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo non solo come sia possibile che ciò accada, ma che sia assurdamente e tacitamente tollerato. Dov’è chi dovrebbe vigilare sulla sicurezza dei presenti? Dov’è la Polizia? In Gad? Perché si è scelto di battezzare alcune zone della città come pericolose, concentrando l’attenzione su di esse, chiudendo colpevolmente gli occhi su altre? Come la piazza in questione ad esempio, che continua ad essere raccontata come un modello virtuoso di movida ferrarese, fiore all’occhiello della nostra realtà cittadina, quando è oramai tristemente noto che non è affatto così, e che anzi la si sta colpevolmente lasciando diventare zona franca per bande di bulli che, ormai da tempo, stanno progressivamente conquistando l’area a furia di violenza e terrore. Perché?

Da mamma sono seriamente preoccupata. Che devo fare per garantire la sicurezza dei miei figli? Tenerli chiusi in casa la sera tutta la vita? O fino ad una certa età che possa essere ritenuta sicura? I 18 anni magari. Ma siamo sicuri che poi non possa trovare comunque un bullo più grande e grosso di lui? O armato?

Mi chiedo quando si inizierà per davvero a mettere in campo iniziative mirate a garantire la sicurezza in città. In tutte le zone e per tutti i cittadini. Abbiamo già visto che mettere un bel recinto non serve. Perché forse così si ripulisce un’area ben delimitata da tonnellate di metallo e colate di cemento. Ma la schifezza non viene eliminata, la si incoraggia solamente a spostarsi altrove. Sono altre le soluzioni, ben più incisive e che agiscano in profondità, che occorrono. E mi auguro che vengano presto trovate e praticate. Perché se non ci mettiamo un freno subito, la situazione non potrà che peggiorare. Perché da oggi ogni volta che uno dei miei figli uscirà di casa io sarò terrorizzata. E non deve essere così.

La mamma

del ragazzo pestato


 

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