Il guardiano del fiume «Viveva in simbiosi col Po»
Le vicende di Enzo Catozzo di Pontelagoscuro raccontate dal figlio Lucio Dalla giarina all’alluvione, fino al bollettino quotidiano sul livello idrometrico
Nostro padre, Enzo Catozzo, ha sempre avuto un legame speciale con il fiume Po.Era nato nel borgo del Tavernello a Pontelagoscuro a ridosso dell’argine e tutta la sua vita ha avuto come sfondo la presenza del Grande Fiume con il quale aveva sviluppato un rapporto quasi simbiotico di cui noi figli a volte facevamo fatica a capire le ragioni.
Io e mio fratello siamo cresciuti ascoltando i racconti della vita del paese. I traffici del porto fluviale e della via coperta, il tram da Ferrara, le estati alla giarina la spiaggia dei ferraresi, poi la guerra con i bombardamenti e la necessità di sfollare perché era diventato troppo pericoloso continuare a vivere lì ed infine la casa distrutta e il paese raso al suolo. La adesione alla lotta partigiana e la clandestinità.
Con la ricostruzione anche il rimpianto che insieme al paese fosse stato cancellato anche un modo di vivere che non aveva più il suo baricentro sul fiume, ma comunque lui aveva scelto di rimanere nonostante tutto fosse cambiato e la comunità con la quale era cresciuto in parte dispersa.
Del paese non erano scomparse solo le case e in parte le persone ma la identità stessa del luogo.
La nostra prima casa è stata ricostruita sotto l’argine praticamente a ridosso di quella precedente e lì ha formato la sua famiglia e io e mio fratello siamo nati.
Della alluvione del 51 aveva il ricordo indelebile di quella notte e del rumore sordo e crescente che aveva preceduto la rotta e lo smarrimento per le notizie che arrivavano dall’altra sponda seguite dalla solidarietà internazionale in aiuto a quei territori. I treni di aiuti fermi nella stazione del paese e le code infinite di camion che passavano davanti a casa carichi di materiale e in senso contrario quelli con gli sfollati bisognosi di tutto.
Con la pensione ha riallacciato in maniera più forte il rapporto con il suo Fiume che non si era mai interrotto.
È a partire da quel momento, o poco dopo, che ha cominciato a monitorare lo stato del fiume e a tradurre queste sue osservazioni in una pubblicazione mensile riservata inizialmente a pochi vecchi pontesani come lui con cui condivideva la passione sia per il fiume che il ricordo del vecchio paese di cui non mancavano di fornirgli sempre materiale interessante da inserire nelle sue pubblicazioni.
Nessuna pretesa scientifica nel suo lavoro ma solo il suo modo di mantenere vivo il rapporto con l’ambiente in cui ha vissuto e il ricordo di un posto che non c’è più. La richieste poi sono aumentate e lui, non avendo dimestichezza con la tecnologia, faticava a soddisfare tutti ma era gratificato dall’essere considerato un punto di riferimento e non vi era piena del fiume a cui non seguissero richieste di dati aggiornati o anche una intervista a cui non si sottraeva.
Lo ricordano ancora negli uffici del Consorzio Bonifica oppure del Magistrato per il Po arrivare di buon mattino alla ricerca di dati per il suo bollettino con un fare, ci piace pensare conoscendo la sua discrezione, mai invadente.
Nostro padre ci ha lasciati tre anni fa.
Lucio Catozzo
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