Kiwi, annata nera Rese in picchiata per le gelate tardive
La produzione ha accusato diminuzioni fino all’80 per cento I frutticoltori: bisogna puntare su varietà più resistenti
«Per il quinto anno consecutivo nel nostro Paese si conferma un trend negativo per il kiwi, un calo di produzione legato agli aspetti fitosanitari che interessano questa coltura, in particolare la moria del kiwi e la cimice asiatica, oltre alle sempre più frequenti anomalie del meteo».
Questa l’amara riflessione di Confagricoltura Ferrara che aggiunge: «in Emilia Romagna la produzione è concentrata principalmente nel Ravennate e nel Forlivese; nella nostra provincia sono poco meno di 100 gli ettari coltivati a kiwi, per lo più distribuiti nei comuni di Ferrara, Tresignana e Riva del Po. A raccolto concluso, la produzione risulta assolutamente deficitaria: le piante di actinidia non hanno sopportato gli stress climatici causati dalle gelate tardive, a cui si sono aggiunti picchi di calore prolungati».
Interviene Davide Natali, che insieme al fratello Silvio dagli anni ’70 coltiva kiwi Hayward nell’azienda associata a Confagricoltura Ferrara.
«Un’altra annata pesantissima per il kiwi Hayward nel Ferrarese, un po’ meglio è andata per i produttori di kiwi giallo, coltivato prevalentemente in Romagna. Pochi giorni fa abbiamo finito di raccogliere quel poco di prodotto che aveva resistito alle gelate di aprile, che hanno colpito i frutteti in una fase fenologica alquanto delicata, non lasciando scampo. Sono ormai diversi anni che il kiwi è in sofferenza, ovvero da quando si presentò il problema della moria delle piante per la presenza del batterio Psa. Tra alti e bassi siamo arrivati allo scorso anno quando, seppur con le gelate tardive, il raccolto si è salvato per circa il 70 - 80%, mentre i nostri colleghi produttori della Romagna e del Veneto videro la loro produzione quasi azzerata. Oggi purtroppo la situazione si è capovolta. Non tutte le gelate sono uguali, quest’anno il gelo ha colpito per irraggiamento, non lasciando speranza ai frutti fin quasi all’apice. Quest’anno abbiamo raccolto tra il 10 e il 15% della nostra produzione di kiwi Hayward, nonostante avessi in funzione l’antibrina e aperto le reti antigrandine. Sui miei impianti in allevamento le gelate hanno creato danni che si ripercuoteranno anche il prossimo anno, mentre per le piante in produzione, quindi impianti più strutturati, confido che non ciò non avvenga. Ormai sono troppi gli anni neri per il kiwi – conclude Davide Natali –i cambiamenti climatici interagiscono sul comportamento vegeto-produttivo di tutte le specie e oggi, a causa degli anticipi fenologici anche di 15 giorni, la piante sono più soggette al rischio da gelate primaverili. L’impatto dei mutamenti climatici sta causando ogni anno danni sempre più devastanti e noi frutticoltori ne paghiamo lo scotto più caro».
L’imprenditore Maurizio Bressan della società agricola Faro di Formignana, azienda associata a Confagricoltura Ferrara, ha in produzione kiwi bio, Hayward e Gold.
«Male malissimo la produzione di quest’anno, ridotta dell’80%. Abbiamo acquistato l’azienda nel 2013 e a oggi sono 15 gli ettari di kiwi Hayward e 4 quelli a kiwi Gold – afferma Bressan – Tutti gli ettari coltivati ad actinidia sono coperti da reti antigrandine, anticimice e teli ombreggianti, ma non eravamo attrezzati con sistemi antigelo, che stiamo ora valutando, tra questi l’utilizzo di ventilatori antigelo che in Romagna pare diano buoni risultati. Una cosa è certa: non è più tempo di affidarsi alla sorte. Il gelo ha colpito soprattutto il kiwi giallo, i cui fiori sono stati letteralmente bruciati e ciò che è sopravvissuto ha dato frutti di minor pezzatura. In agricoltura molte cose andrebbero riviste con coraggio; dovremmo difendere e sviluppare coltivazioni di assoluta qualità organolettica, a costo di produrre un po’ meno, e lottare affinché ne venga riconosciuto il valore al giusto prezzo. Le condizioni climatiche sono e saranno per molto tempo ancora sempre più avverse – conclude Maurizio Bressan - confido soprattutto su nuove varietà che sviluppino maggior resistenza della pianta. La grande distribuzione continua a chiedere prodotti a costi bassi, ma noi frutticoltori stiamo subendo costi colturali con rincari a due cifre. Continuando con questo sistema non è più possibile investire in kiwi».
Andrea Tebaldi
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