La nave di Teseo ripubblica Cibotto «Un libro corale e insostituibile»
“Cronache dell’alluvione” rappresenta una prova di giornalismo e umanità Introduzioni di De Michelis, Stella e dei fratelli Sgarbi
“Cronache dell’alluvione”, il classico di Gian Antonio Cibotto, torna in libreria a settant’anni esatti dal tragico evento. Il volume, ripubblicato da La nave di Teseo in una nuova edizione, rappresenta una testimonianza fondamentale di quei giorni del 1951. Una prova di grande giornalismo e di grande umanità qui arricchita dalle introduzioni di Cesare De Michelis, Gian Antonio Stella, Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. Gian Antonio Cibotto era lì quando il Polesine venne colpito dalla grande alluvione. Nelle ore immediatamente successive, si prodigò per aiutare la terra che amava e che vedeva ferita. Nel frattempo, lo sguardo dello scrittore coglieva in quel dolore la poesia e la speranza delle storie e dei volti della sua gente.
il volume
Questo libro, insieme inchiesta letteraria, romanzo di un popolo e diario intimo, è la testimonianza di quei giorni, e la lezione di un grande maestro. «Un libro - ha scritto Vittorio Sgarbi - corale e insostituibile, universale e confidente nella umanità dolente, in Polesine come in ogni parte del mondo dove l’uomo è inseguito dalla violenza, e perde tutto, ma resiste e si rialza con l’aiuto degli uomini nelle stesse difficoltà. Così queste cronache si fanno storia dell’uomo e del suo destino». La pubblicazione del volume non resterà un caso isolato. Da qui infatti riparte la ripubblicazione completa di tutte le opere dello scrittore veneto da parte della casa editrice diretta da Elisabetta Sgarbi. È lei a trovare un’analogia tra l’autore e il padre Giuseppe. «Cibotto, con lo stesso coraggio di mio padre, affrontò i giorni dell’ira del fiume, accompagnò i soccorritori, ascoltò le persone, raccolse le singole tragedie e gli splendenti atti di coraggio e di solidarietà, determinando un affresco che ancora stilla vitalità e freschezza. Questo libro - ha affermato l’editrice - magnifico pubblicato nel 1954 restituisce l’eccezionalità di quei giorni con una forza giammai ripetibile».
Nella sua introduzione Gian Antonio Stella ha scritto: «Giovanni Comisso definì queste pagine “degne di stare accanto a quelle di certi classici” oltre che “unico documento serio su un avvenimento che ha visto il Paese unirsi come all’epoca del Piave”. Oggi, a tanti anni di distanza, conservano la freschezza del racconto in presa diretta e la drammaticità di una tragedia collettiva».
le opere
Della sua produzione successiva vanno ricordati: “La coda del parroco” (1958), “Scano Boa” (premio Latina, 1961), “La vaca mora” (premio Marzotto, 1964) e “Stramalora” (premio Comisso e premio Napoli, 1982). Ha diretto per anni il Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni e ha fatto parte della Giuria dei Letterati del premio Campiello, dalla prima edizione del 1963 fino al 1999.
In particolare, con “Scano Boa” lo scrittore rodigino (1925-2017) torna nelle terre e nei luoghi a lui più familiari, scavando tra le pieghe di un paesaggio solo in apparenza piatto e uniforme, popolato da personaggi ruvidi e indimenticabili.
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