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EMERGENZA AI lidi 

Il mare rompe gli schemi e così la costa grida aiuto

Annarita Bova ; (1 - continua)
Il mare rompe gli schemi e così la costa grida aiuto

È allarme per gli effetti del cambiamento climatico e gli interventi dell’uomo  La Regione Emilia Romagna mette in campo nuove strategie per la difesa

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Annarita Bova

LIDO VOLANO. La spiaggia a Lido Volano non c’è più. Il mare, come era prevedibile e come succede ormai da decenni, l’ha mangiata quasi tutta e adesso guarda minaccioso la pineta e parte dell’abitato, considerato che tutto si trova sotto al suo livello e la strada è dunque “in discesa”. L’erosione non si può fermare, purtroppo o per fortuna. Però si può rallentare, gestire. Il problema, ancora una volta, sono i costi ma gli operatori turistici e balneari dei sette Lidi di Comacchio non possono più aspettare.

questione di correnti

Da anni i grossi tubi del sabbiodotto puntualmente compaiono sul nostro litorale, ma gli interventi non possono essere definitivi. La Regione Emilia Romagna affronta il problema da sempre, seppure con intoppi e ritardi che tanto preoccupano gli operatori. Sul tavolo uno studio completo e complesso, una “Strategia di gestione integrata per la difesa e l’adattamento della costa ai cambiamenti climatici” (Gidac) che mostra in ogni passaggio la preoccupazione e la gravità di quanto sta accadendo lungo la nostra costa. Un fenomeno difficile, complesso che va a toccare tutti settori: turismo, pesca, agricoltura e acquacoltura. Cercheremo di capire, in una sorta di viaggio a puntate, in che direzione si sta andando e - soprattutto - quali sono le strategie fino a oggi messe a punto per cercare di cambiare rotta.

“È evidente che il problema della gestione della costa, in particolare a fronte dei mutamenti climatici in corso, costituisca una delle emergenze territoriali più rilevanti con tutte le ricadute socioeconomiche facilmente intuibili e che quindi la gestione e difesa del sistema costiero si inserisca fra le necessità primarie e i temi centrali dell’azione di governo della Regione”, si legge nella premessa. In pratica, gli effetti dei cambiamenti climatici già in atto interesseranno nel medio lungo periodo (2030-2050) l’intero territorio regionale alterando la qualità ambientale e influendo negativamente sulla sicurezza del territorio e delle attività umane, se non verranno adottate opportune misure di mitigazione. Sul territorio costiero, in particolare, insistono in modo concentrato diverse attività umane che determinano numerose pressioni dirette e indotte (da acquacoltura, pesca, turismo, urbanizzazione e carichi inquinanti provenienti dall’entroterra), che rendono la zona particolarmente vulnerabile all’innalzamento del livello del mare, alle variazioni di temperatura e salinità delle acque e alla variabilità degli apporti di acqua dolce dai bacini fluviali.

le mareggiate

La vulnerabilità dei territori costieri ai fenomeni di mareggiata, erosione e inondazione marina è andata aumentando negli ultimi decenni, soprattutto causa l’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale e dell’intensità degli eventi di mareggiata. Dal rapporto tecnico mareggiate (aggiornamento del 2019) si evince che nel periodo gennaio 2011–dicembre 2019 su 84 mareggiate catalogate, 41 sono state caratterizzate da impatto sulla costa. In questo quadro, risulta evidente la necessità di aggiornare e rafforzare la strategia di azione regionale verso una strategia di difesa.

cosa fare

Gli effetti del cambiamento climatico in corso sono già oggi evidenti e gli eventi di mareggiata potranno ulteriormente aumentare in numero e in intensità. In merito alle opere di difesa, si sono fatti negli anni più che altro interventi di “riqualificazione”. Questo ha avuto in alcuni casi effetti positivi, in altri invece effetti negativi. Come muoversi, dunque, per cercare di difendersi? Non si può più restare indifferenti rispetto al cambiamento climatico in atto. Serve in primo luogo coerenza tra iniziative pubbliche e private e tra le decisioni adottate dalle pubbliche autorità, di livello nazionale, regionale e locale, aventi effetti su difesa, adattamento della zona costiera, gestione, utilizzo e conservazione dei litorali. Come? Con studi mirati. Il territorio è stato diviso in sette macrocelle litoranee, che complessivamente comprendono le 118 celle in cui è organizzato il sistema gestionale litoraneo regionale, dalla foce del Po di Goro a nord, alla foce del torrente Tavollo a sud, e per ognuna è prevista la predisposizione di una scheda monografica. La strategia Gidac avrà un duplice obiettivo di monitoraggio: diretto, per definire indicatori di realizzazione e di impatto per le azioni di adattamento attuate dalla Regione direttamente, o indirettamente attraverso le amministrazioni locali. Ma anche indiretto, valutando quanto le linee di indirizzo definite per gli altri settori ambientali, economico e sociali siano effettivamente stati introdotti nella documentazione di settore al fine di tenere conto degli effetti dei cambiamenti climatici e degli obiettivi di sostenibilità.

(1 - continua)

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