Nuovi corsi per gli autisti soccorritori Come cambia il lavoro per gli operatori 118
La copertura totale del territorio per le emergenze sanitarie, un pool di professionisti ben rodato 24 ore su 24
L’attività
La richiesta di intervento al 118, la centrale operativa Emilia Est via radio, allerta l’equipè di soccorso e dalle postazioni dislocate sul territorio provinciale l’ambulanza parte per una nuova richiesta di assistenza. Un lavoro svolto da un pool ben rodato 24 ore su 24 che, oltre ai sanitari, vede impegnato l’operatore tecnico specializzato autista, meglio conosciuto come “autista soccorritore” . Dinamiche diverse a seconda della criticità dell’intervento, con il chiaro obiettivo di portare soccorso in modo celere, coniugando la richiesta di aiuto dell’utente alle competenze tecniche relative alla conoscenza del mezzo e alla necessaria interazione con tutto il gruppo. A implementare l’attività di guida, vi sono i numerosi corsi (200 le ore previste per il personale dipendente) che permettono all’operatore tecnico autista di collaborare attivamente alle varie fasi dell’intervento. Oltre alla scelta del percorso migliore per raggiungere il luogo dell’emergenza, ogni conducente di ambulanza è abilitato, secondo linee guida internazionali, ad eseguire il massaggio cardiaco e utilizzare il defibrillatore semiautomatico su pazienti di qualsiasi età. In caso di soccorso a pazienti traumatizzati sa agire con perizia per la corretta immobilizzazione. Quattro i distretti nei quali è suddiviso il 118. Nell’alto ferrarese si trova il quadrante Cento/Bondeno, raggiungendo la nostra città si trova l’ambito Ferrara/Copparo. Più a sud si aggiunge la zona della ex Usl32 (Argenta/Portomaggiore), mentre nel basso ferrarese si trova il bacino comprendente Comacchio e tutta la zona del delta. «Vi è stato un cambiamento radicale della figura dell’autista soccorritore - spiega Marco Mari, impegnato sin dal 1985 nel distretto del basso ferrarese - il lavoro svolto non è più visto in modo marginale perché vengono richieste competenze acquisite attraverso appositi corsi e l’interazione con l’infermiere è importantissima per la buona riuscita dell’intervento».
Dall’altro capo della provincia, nella zona del centese interviene il collega Ruggero Moschetta, in ambulanza da oltre 30 anni: «il lavoro dell’autista soccorritore del 118 non si limita alla semplice guida di un’autoambulanza, ma si estende anche al soccorso vero e proprio eseguendo importanti manovre salvavita, oppure dando una parola di conforto allo stesso paziente ed ai famigliari».
Ben più recente l’esperienza professionale di Damiano Valieri, che opera nell’ambito di Ferrara e Copparo, il quale segnala alcune difficoltà legate alla pandemia: «abbiamo dovuto adattarci al guidare l’ambulanza indossando impegnativi dispositivi di protezione individuale, oltre ad acquisire nuove competenze in materia di sanificazione e pulizia del mezzo di soccorso».
La professione dell’operatore tecnico autista è svolta anche da una importante “quota rosa”. «Questo lavoro ha sempre fatto parte della mia vita» spiega Marika Cantalupo, “figlia d’arte” di Franco, pensionato del 118 da alcuni anni. «Mi trovo a svolgere la mia professione in un ambiente di vera interazione con gli altri membri dell’equipe ed è molto gratificante aiutare il prossimo». In provincia sono 54 gli operatori tecnici autisti dipendenti Ausl dedicati all’emergenza territoriale, ai quali se ne aggiungono altri 16 solitamente impegnati nei servizi ordinari interospedalieri, comunque abilitati alle già citate manovre salvavita.
Stefano Balboni
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