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il caso  

Sui tempi di vestizione torna la battaglia sindacati-cooperative

Giovanna Corrieri

L’accordo sui 14 minuti è stato siglato a livello regionale Ma per Greco (Cgil) alcune situazioni penalizzano chi lavora

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L’accordo sui 14 minuti (7 in entrata e 7 in uscita) per i tempi di vestizione da riconoscersi «in aggiunta all’orario del turno di lavoro o, laddove le condizioni organizzative lo consentano, all’interno del turno di lavoro» è stato sottoscritto a livello regionale tra sindacati e mondo cooperativo il 30 settembre 2021.

Si tratta di cooperative socio-sanitarie, di pulizie e di ambito scolastico.

Da allora i sindacati hanno chiesto incontri alle cooperative della provincia di Ferrara per capire come sarebbe stato applicato l’accordo, rilevando un «grandissimo disappunto» perché la scelta della maggior parte delle cooperative di inserire il tempo della vestizione all’interno del turno, «senza soprattutto presentare le necessarie modifiche ai piani di lavoro» sottolineano i sindacati, «non garantisce migliori condizioni economiche e normative ma è anzi penalizzante». Da qui l’intenzione di avviare un percorso di mobilitazione.

«Da alcune cooperative siamo ancora in attesa di essere convocati – sottolinea Luca Greco (Fp-Cgil) – Cidas e Serena ci hanno detto che intendono inserire i tempi di vestizione all’interno del turno, che è una delle ipotesi, ma non abbiamo avuto copia delle modifiche organizzative».

Che sono implicite, dicono i sindacati, altrimenti i lavoratori si ritroverebbero solo a dover svolgere in meno tempo lo stesso lavoro di sempre, con difficoltà che potrebbero andare anche a discapito dell’utente. Così, dice Greco, l’accordo viene «stravolto dal mondo cooperativo che opera in provincia di Ferrara, che ha deciso di gravare sulle spalle di chi peraltro ha garantito i servizi in pandemia».

I sindacati si concentrano infatti sulle figure sociosanitarie ma in realtà si potrebbe inglobare anche il mondo della scuola: «l’accordo dice che i tempi di vestizione non riguardano l’ipotesi in cui il lavoratore sia tenuto ad indossare solo il camice sopra i propri abiti. Allora abbiamo chiesto: e il pezzo educativo, insegnanti, ausiliari? Sono fuori ci hanno detto, ma il dvr del Germoglio per le scuole dice che i lavoratori non potranno indossare gli indumenti con cui accedono dall’esterno ma dovranno cambiarsi: allora delle due l’una. E se devono cambiarsi anche a loro vanno riconosciuti i tempi di vestizione».

E disappunto nei confronti di tutto il mondo cooperativo, ha espresso anche Mariarosaria Rea (fp-Cisl): «Hanno interpretato l’accordo per non avere costi ulteriori». E qualche cooperativa dice, riporta Leonardo Uba (fp-Uil), che il «minutaggio che ci chiedete di riconoscere avrebbe un impatto troppo grande sulle nostre risorse economiche». «Noi abbiamo proposto – conclude Rea – che questo tempo sia riconosciuto al di fuori dell’orario di lavoro, a disposizione dei lavoratori con riposi compensativi o con una retribuzione. E riteniamo che i mancati accordi o il mancato dialogo siano un punto di partenza per avviare una mobilitazione di tutto il personale».

Giovanna Corrieri

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