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Giovanni è a un passo cruciale E il pagano Pilato resta in dubbio

Stefania Calzolari

L’ultima domenica dell’anno liturgico corona la vicenda umana di Gesù Si celebra la festa di Cristo re dell’universo, cioè la festa del creato 

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il vangelo

L’ultima domenica dell’anno liturgico viene a coronare tutta la vicenda umana di Gesù: si celebra, infatti, la festa di Cristo re dell’universo, ossia la festa della Sua signoria sul creato, sugli uomini, sulla storia. Della vita di Gesù il vangelo di Giovanni affronta oggi un passaggio cruciale. Il pagano Pilato, perplesso e incuriosito dall’inconsueta personalità del condannato che ha davanti, cerca di coglierne il segreto. «Rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei Giudei?”». Senza reticenza alcuna il Maestro ribadisce che proprio per rivelare questa sovranità è venuto al mondo. Pilato sembra non intendere, ha sentito la risposta di Gesù ma è molto lontano dal penetrarne il senso. Rimarca la sua estraneità alla questione: «sono io forse Giudeo?».

Forse oggi il titolo di re non dice molto. Al massimo richiama l’idea di un sovrano assoluto, il cui potere è sostenuto da notabili in tutto allineati all’orgogliosa prepotenza della mondanità. Ma il regno che Gesù è venuto a instaurare non risponde affatto a questi canoni, anzi per dirlo con le Sue parole «non è di questo mondo». Al sempre più scettico Pilato, Gesù consegna una folgorante dichiarazione: «per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità».

Gesù è Re, certo, ma dei perdenti e dei perduti, dei senza riscatto, è un re senza eserciti e senza trionfi. La Sua regalità non ha nulla da spartire con quella del mondo, anche se si estende sopra di esso: è divina e universale, dono di Dio che si manifesta nell’amore e si fa servizio alla verità e alla vita. I potenti sembrano liberi, ma sono talmente legati ai valori terreni da esserne completamente dipendenti. Riconoscere la sovranità di Cristo è un efficace antidoto alla bramosia di potere che cova in ogni essere umano. Il regno che Gesù è venuto a instaurare è il regno dell’amore che serve l’altro, che fascia le sue ferite, che si china sulle proprie e sulle altrui miserie, che sostiene la sua libertà e lo accompagna nel laborioso cammino per liberarsi da ogni dipendenza. Allora il regno di Dio è lo spazio nel quale non solo Gesù, ma tutti possiamo essere Re: perché ognuno di noi è libero di amare, di rendere felice l’altro, di operare il bene e soprattutto di perdonare.

Stefania Calzolari

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