Spinaci, che forza Le coltivazioni bio e la trasformazione spingono i raccolti
Ancora una buona stagione, Ferrara è al top in regione Naldi (Deltabio): risparmiati da siccità e bombe d’acqua
Nel 2021 in Emilia Romagna sono stati più di 860 gli ettari destinati alla produzione di spinaci, con Ferrara prima provincia produttrice con 232 ha, seguita da Forlì-Cesena (228) e Ravenna (130). Il territorio del Basso Ferrarese – analizza Confagricoltura Ferrara – è particolarmente adatto alle coltivazioni orticole quali asparagi, broccoli, cavoli, cetrioli, lattuga, piselli, rucola, sedano, zucchine e spinaci, per una raccolta scalare che va da fine primavera a tutto ottobre. Su Comacchio insistono 119 ettari di spinacio, Codigoro ne aggiunge 61 e Lagosanto 40. Quest’anno la stagione appena conclusa può definirsi buona per questa orticola la cui importanza sta crescendo sul mercato, grazie ai diversi usi e destinazioni e alle sue indiscusse proprietà organolettiche. L’industria, infatti, continua a chiedere spinaci, per uso domestico e per mense e aziende, con un trend in costante crescita. Pianta originaria dell’antica Persia, giunse in Europa all’inizio dell’800 introdotta dai Saraceni.
Deltabio di Codigoro con Giuliano Naldi fa il punto: «Produciamo spinaci bio per l’industria in due periodi dell’anno, con un raccolto che va da metà aprile fino ai primi di giugno e un secondo da metà ottobre a fine novembre. Quest’anno ho coltivato spinaci in biologico su 25 ettari in autunno e 25 in primavera. Altrettanti ettari sono destinati alla coltivazione con metodo convenzionale. Mi dedico ormai da venti anni alla produzione di spinacio da orto, la mia produzione è destinata al mercato del surgelato e viene conferita ad aziende di trasformazione con sedi non distanti dai nostri terreni, che ci permettono di consegnare prodotti che andranno subito lavorati. Stiamo ora avvicinandoci alla conclusione del raccolto autunnale, solitamente più ridotto rispetto al raccolto primaverile che gode di un fotoperiodo più lungo. Entrambe le produzioni sono risultate di buona qualità, anche perché la raccolta è avvenuta prima del caldo afoso e il nostro areale è stato risparmiato da bombe d’acqua o grandine, fenomeni estremi con i quali noi agricoltori dobbiamo fare i conti sempre più frequentemente». La coltivazione avviene in pieno campo, la siccità primaverile e tardo estiva sono state affrontate con tre irrigazioni di sostegno. Grazie anche al miglioramento genetico che ha prodotto varietà molto resistenti alle malattie fungine, in primis la peronospora, quest’anno non si sono riscontrati particolari problemi di insetti; nel biologico i pochi attacchi alle piante sono stati trattati con il bacillus, un insetticida biologico molto utile, di origine naturale in quanto si tratta di un batterio presente nel terreno.
«Lo scorso 2020, annata davvero speciale per qualità e quantità sia in convenzionale che bio, a causa del lockdown abbiamo fatto vendite quasi nulle di secondo raccolto - continua Naldi - ma una volta riaperta la ristorazione, l’industria ha subito chiesto prodotto e anche quest’anno tutto sta procedendo regolarmente».
Gli spinaci contengono ferro e sono ricchi di vitamina A, acido folico e sono utili per la salute di intestino, muscoli, cuore, occhi e abbassano la pressione in caso di ipertensione. Composti da circa il 90% di acqua e la restante parte ripartita tra carboidrati e proteine, hanno un apporto calorico molto limitato e si caratterizzano per la ricchezza in vitamine, (100 grammi di spinaci surgelati sono in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina K), e sali minerali come potassio, magnesio e ferro. Da un recente studio condotto da un’università del Texas, che ha esaminato il rapporto tra spinaci, salute dell’intestino, geni e diagnosi di cancro al colon, risulterebbe che mangiare spinaci possa risultare una protezione per tali malattie.
Andrea Tebaldi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
