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ALTRO SETTORE A RISCHIO 

L’acqua troppo calda e salata preoccupa i pescatori

La pesca in Emilia Romagna  e in tutto l’Adriatico sta registrando una costante diminuzione nella produzione

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LIDO ESTENSI. Il settore pesca in Emilia-Romagna sta registrando una costante diminuzione, come in tutto l’alto Adriatico.

La flotta marittima, dislocata nei porti regionali e comunali, ha subìto una generalizzata e continua riduzione sia a livello di numero di battelli sia come potenza motore, tendenza in linea con quella registrata a livello nazionale e perseguita a livello comunitario. Il settore è comunque ancora ben presente con la piccola pesca, ovvero la pesca praticata da natanti di lunghezza fuori tutto inferiore ai 12 metri che usano attrezzi da pesca passivi e che svolge la propria attività lungo tutto il settore marino-costiero e anche con la pesca a strascico e con rete a strascico sul fondale praticata per legge oltre le 3 miglia nautiche e mirata alla cattura multi-specifica di specie bentoniche e necto-bentoniche (sono tutti quegli organismi marini o d’acqua dolce che vivono a stretto contatto con il fondo con il 25% del totale battelli) e infine la pesca con i rapidi, ovvero la pesca con un attrezzo attivo a bocca fissa specifico per particolari specie bentoniche (circa L’1% del totale battelli).

Nel nostro litorale è praticata anche la pesca a strascico per piccoli pelagici, ovvero la pesca commerciale con rete a strascico lungo la colonna d’acqua trainata da due natanti simultaneamente, praticata per legge oltre le tre miglia nautiche dalla costa, in particolare dalle marinerie dell’area di Porto Garibaldi e di Rimini (5% del totale dei battelli).

Praticata la pesca con la draga idraulica o turbo-soffiante, dedicata quasi esclusivamente alla raccolta di vongole. Il settore acquacoltura rappresenta da solo un’alta percentuale della produzione del pescato totale in Emilia Romagna e sta progressivamente assumendo il ruolo di componente chiave della produzione di cibo sostenibile. L’acquacoltura in Emilia-Romagna è incentrata principalmente sulla coltivazione della vongola verace di origine asiatica, e sulla mitilicoltura. Meno diffuso è l’allevamento di pesci in gabbie galleggianti, concentrato prevalentemente nelle aree vallive. Sull’intero territorio regionale sono presenti 103 concessioni demaniali marittime a finalità di acquacoltura, di varia tipologia sulla base delle diverse attività di allevamento, che comprendono maricoltura, venericoltura e mitilicoltura. Tra queste, 65 concessioni, distribuite su 14.6 milioni di m2, sono dedicate alla venericoltura (56 nella sola Sacca di Goro); 38 concessioni, distribuite su 46.58 milioni di m2 sono dedicati alla mitilicoltura (Vasi P. e Congi A., su dati regionali di settore, 2015). I dati delle concessioni sono sostanzialmente stabili dal 2015 per effetto del blocco regionale del rilascio di nuove concessioni demaniali marittime per acquacoltura fino al 31/12/2020 e del blocco statale determinato dalla Legge di bilancio per il 2019. Un settore anche questo complesso e delicato, che esige la massima attenzione.

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